Un po' di storia
Lasciamo che sia Cesare a definire questi Galli che ci interesseranno attraverso il loro calendario: "Tutta la Gallia è divisa in tre parti: una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da quel popolo che nella propria lingua si chiama Celti e nella nostra Galli. Tutti questi popoli differiscono fra loro per lingua, costumi e leggi. I Galli sono separati dagli Aquitani dalla Garonna, dai Belgi dalla Marna e dalla Senna." La guerra gallica I, 1.
Intorno al 1200 a.C. i Celti, provenienti dal ceppo indoeuropeo, raggiungono la Gallia. Verso il 600 a.C. la civiltà di Hallstatt si diffonde in tutta la Gallia, seguita attorno al 500 a.C. dalla civiltà di La Tène nel sud e nell'ovest della Gallia.
Si può tracciare una carta dell'espansione celtica al suo apogeo:
Dal 58 a.C. al 52 a.C. Cesare intraprende la conquista della Gallia, con la vittoria di Vercingetorige a Gergovia e la sconfitta ad Alesia nel 52 a.C.
Dal 25 a.C. al 13 a.C. si organizzano le Tre Gallie, come mostra la carta seguente:
Il resto appartiene a un'altra storia, che esula dallo studio del calendario gallico e, diciamolo subito, del calendario di Coligny.
Due parole, però, sui druidi, che avranno un ruolo importante nel nostro studio:
- Cesare li presenta come uomini che «... discutono a lungo sugli astri e sul loro corso, sulla grandezza del mondo e della terra, sulla natura delle cose...». Commentarii (libro VI, cap. XIV).
- Trasmettevano soprattutto la loro dottrina oralmente, il che spiega forse la scarsità di testi diretti che possediamo su questo periodo della nostra storia. Passavano più di vent'anni a scuola, imparando a memoria un numero enorme di versi, con il pretesto che la religione non permetteva di affidare alla scrittura la materia del loro insegnamento. Sapevano scrivere in greco, ma lo usavano soltanto per i conti pubblici e privati.
Il calendario
Nel novembre 1897 un contadino scopre a Verpoix, nel comune di Coligny (Ain), a circa 30 centimetri di profondità e in prossimità della via romana Lugdunum-Vesontio (Lione-Besançon), dei frammenti di bronzo. Ci troviamo nel territorio dei Galli Ambarri.
L'assemblaggio dei vari pezzi permette di ricostruire due oggetti: da una parte una statua quasi completa di Marte e dall'altra una tavola calendariale in bronzo.
Purtroppo questa tavola, che misura 1,50 m per 0,90 m, è ben lontana dall'essere completa e i suoi circa 150 frammenti incisi ne rappresentano solo i due terzi. Quasi 120 di questi frammenti sono incisi; il resto costituisce una cornice, anch'essa di bronzo, alta 5 centimetri. Benché incisi con caratteri e cifre romane, i vocaboli ricostruiti, una sessantina in tutto, risultarono essere in lingua gallica.
Poiché abbiamo visto che i druidi rifiutavano quasi del tutto la scrittura, il calendario di Coligny costituisce ancora oggi il testo più lungo, 2200 righe, redatto in gallico. A rigore sarebbe più corretto parlare di «lista» che di «testo».
Come vedremo più avanti nel dettaglio, questo calendario indica la successione dei giorni e dei mesi per cinque anni, cioè un lustro.
È quasi l'unico «documento» che possediamo sul calendario dei Galli. Dico «quasi» perché nel 1802, nel lago d'Antre, nel comune di Villards d'Héria (Giura), a una sessantina di chilometri da Coligny, è stato scoperto il frammento di una tavola di bronzo analoga al calendario di Coligny.
Il frammento scoperto nel lago d'Antre è forse un pezzo mancante della tavola di Coligny? La domanda resta aperta, e rischiamo di attendere a lungo la risposta, dal momento che il frammento di Antre è andato perduto.
Da parte mia mi pongo un'altra domanda: conoscendo l'avversione dei druidi per la scrittura, perché, all'improvviso, una tavola calendariale in bronzo? Strumento di lavoro? Ma allora perché una cornice? Quale evento può giustificare la realizzazione di una lastra di simili dimensioni? Non ne so nulla.
E già che siamo alle domande, eccone un'altra: di quando data questa lastra? Le opinioni variano e vanno dalla seconda metà dell'ultimo secolo prima della nostra era fino a due secoli dopo.
Per farci un'idea del calendario dei nostri antenati, disponiamo dunque soltanto di una tavola incompleta, non ancora tradotta integralmente, la lingua gallica non ha avuto il suo Champollion, e che rappresenta i giorni e i mesi di cinque anni di cui non conosciamo la datazione.
Non del tutto. Disponiamo anche di testi romani che ci aiuteranno a conoscere meglio il calendario gallico.
Uno è di Cesare: "Tutti i Galli si dicono discendenti di Dis Pater: così, dicono, insegna la tradizione dei druidi. Per questo motivo misurano la durata non in base al numero dei giorni, ma a quello delle notti; gli anniversari di nascita, gli inizi dei mesi e degli anni si contano facendo cominciare il giorno con la notte." Giulio Cesare, La guerra gallica VI-18.
Nota: Dis Pater è il dio della notte e della morte.
L'altro è di Plinio il Vecchio: "... lo si coglie [il vischio] con grande solennità religiosa; dev'essere soprattutto al sesto giorno della luna, che presso di loro segna l'inizio dei mesi, degli anni e dei secoli, che durano trent'anni, giorno scelto perché la luna è già in tutta la sua forza senza essere ancora a metà corso." Plinio, Storia naturale, XVI, 249-251, trad. Jacques André, 1962, Paris, Les Belles Lettres.
Ora che abbiamo tutte le carte in mano, esaminiamo da vicino una parte del calendario di Coligny:
Vi vediamo:
- Una serie di fori che dividono il calendario e lo fanno assomigliare a un foglio di francobolli privo della dentellatura orizzontale. L'insieme della lastra di bronzo è così suddiviso in 16 bande verticali. Vale la pena notare che questi fori sembrano avere indebolito la lastra e forse contribuito alla sua distruzione. Si può ragionevolmente pensare che servissero a inserire delle schede.
- Delle parole che ritornano con regolarità e in senso orizzontale. Separano verticalmente due serie di cifre romane: ATENOVX. Vedremo più avanti che segnano la metà del mese.
- Altri nomi, come M GIAMON e M CANTLOS, che ricorrono cinque volte sulla lastra e che in realtà sono i nomi dei mesi, fatta eccezione per la lettera M, che ha un significato proprio.
Vediamo ora come si presenta la lastra se vi facciamo comparire tutti i mesi che oggi sappiamo individuare.
Si osserva che la lastra è divisa in 16 colonne e 4 righe. Due mesi, I1 e I2, occupano due righe. Sono mesi intercalari destinati a recuperare il ritardo del calendario lunare rispetto al calendario solare.
I 60 mesi rimanenti sono 12, ripetuti 5 volte, con colori alternati, cioè su un lustro. I frammenti superstiti permettono di constatare che i mesi sono di 29 o 30 giorni. Ma nulla autorizza a concludere che la loro lunghezza fosse fissa.
Il nome di ogni mese è preceduto da M o da MID, che è il termine gallico per mese.
Avviciniamoci ancora a questa lastra per guardare da vicino un mese completo, samon, e le indicazioni che vi compaiono. Poi torneremo a prendere un po' di distanza per provare a capire il funzionamento di questo calendario gallico.
| M SAMON MAT | |||||
| o | I | I+I | N | DUMAN | |
| o | II | +II | M D | IVOS | |
| o | III | D | DUM | IVOS | |
| o | IIII | M D | IVO | ||
| o | V | I+I | D | AMB | |
| o | VI | I+I | M D | ||
| o | VII | PRIN | LOUDIN | ||
| o | VIII | D | DUM | ||
| o | VIIII | II+ | M D | ||
| o | X | M D | |||
| o | XI | D | AMB | ||
| o | XII | M D | |||
| o | XIII | +II | M D | ||
| o | XIIII | I+I | M D | ||
| o | XV | II+ | M D | ||
ATENOVX |
|||||
| o | I | D | DUMAN | ||
| o | II | II+ | D | TRINUXAMO | |
| o | III | D | AMB | ||
| o | IIII | +II | M D | ||
| o | V | I+I | D | AMB | |
| o | VI | II+ | M D | ||
| o | VII | D | AMB | ||
| o | VIII | N | INIS R | ||
| o | VIIII | N | INIS R | ||
| o | X | +II | M D | ||
| o | XI | I+I | D | AMB | IVOS |
| o | XII | II+ | M D | IVOS | |
| o | XIII | D | AMB | IVOS | |
| o | XIIII | M D | IVOS | ||
| o | XV | D | AMB | IVOS | |
All'inizio, il nome del mese è preceduto dalla lettera M e seguito da MAT, come per esempio il mese SAMON qui sopra, oppure da ANM o ANMAT. Nelle lingue celtiche, MAT significa buono, propizio. Si può supporre che AN sia un prefisso negativo e che ANMAT significhi cattivo, nefasto.
Dalla seconda riga in poi, a destra dei fori, si trovano due serie di cifre romane separate dalla parola ATENOVX. Nell'insieme della lastra, la prima serie ha lunghezza fissa, da I a XV, e la seconda va da I a XIIII oppure da I a XV. Si arriva quindi a mesi di 29 o 30 giorni.
Notiamo di sfuggita che il «giorno mancante» dei mesi di 29 giorni è sostituito da DIUERTOMU, senza cifra romana e senza foro.
Sull'intera lastra si constata che i mesi di 29 giorni sono qualificati ANMAT, mentre quelli di 30 giorni sono qualificati MAT. C'è un'eccezione: EQUOS, che pur avendo 30 giorni è qualificato ANMAT. Questo mese aveva forse una durata variabile, come il nostro febbraio?
Vediamo ora i nomi dei mesi e la loro durata:
| Mese | Durata | Qualifica |
|---|---|---|
| X.. (1° mese intercalare) | 30 g | MAT |
| SAMON | 30 g | MAT |
| DUMAN | 29 g | ANMAT |
| RIUROS | 30 g | MAT |
| ANAGANTIO | 29 g | ANMAT |
| OGRON | 30 g | MAT |
| CUTIOS | 30 g | MAT |
| CIALLOS B.I.S 2° mese intercalare | 30 g | MAT |
| GIAMONI | 29 g | ANMAT |
| SIMIVIS | 30 g | MAT |
| EQUOS | 30 g | ANMAT |
| ELEMBIU | 29 g | ANMAT |
| AEDRINI | 30 g | MAT |
| CANTLOS | 29 g | ANMAT |
Torniamo al dettaglio del mese: a destra delle cifre romane si trovano talvolta segni tripli a forma di bastoncini, uno dei quali è più alto degli altri due e barrato a un terzo della sua altezza. Sembra spostarsi di una posizione verso destra rispetto agli altri due, più o meno così: +II I+I II+ +II ...
Lo ripeto qui: il calendario di Coligny conserva ancora gran parte dei suoi misteri. A parte J. Monard che, nella sua Histoire du calendrier gaulois, dichiara di aver capito tutto, fino a scrivere che «il presente volume rende conto della sua completa decifrazione» prima di lanciarsi in spiegazioni piuttosto tortuose, gli altri studiosi del calendario di Coligny sono molto più prudenti nelle loro ipotesi. Ne approfitto per citare l'enorme volume di quasi 500 pagine di Paul-Marie Duval e Georges Pinault, Recueil des inscriptions gauloises, les calendriers, edizioni del CNRS.
Tutto questo per dire che i segni tripli evocati poco sopra non hanno ancora trovato una spiegazione certa. E lo stesso vale praticamente per tutto il testo. Neppure i nomi dei mesi hanno una traduzione esatta e ciò, come vedremo, pone dei problemi nel determinare l'inizio dell'anno.
Si può comunque osservare che, per alcuni giorni di un mese, ricompare il nome di un altro mese. Nel mese che stiamo osservando da vicino ritroviamo l'iscrizione DUMAN il giorno I di ciascuna quindicina. È il nome del mese che segue SAMON.
Mesi, anno e lustro nel calendario di Coligny
Il mese
Abbiamo appena visto che il mese è diviso in due metà, separate dalla menzione ATENOUX: la prima di quindici giorni e la seconda di 14 o 15 giorni.
Se ricordiamo ciò che ha scritto Plinio, il mese comincia al primo quarto di luna. Le due quindicine sono dunque centrate rispettivamente sulla prima luna nuova e sulla luna piena. ATENOUX corrisponderebbe all'ultimo quarto e non alla luna nuova stessa, come hanno sostenuto alcuni. ATENOUX può essere scomposto in ATE, che significa «ri-», e NOUX, che si può tradurre con «nuovo». Questo rinnovarsi di metà mese potrebbe segnare il passaggio fra un periodo il cui punto culminante è la luna piena e un altro il cui momento chiave sarebbe la luna nuova.
L'anno
Come si stabilisce la corrispondenza fra i mesi gallici e i nostri mesi attuali? In altre parole, quale mese del nostro calendario segna l'inizio dell'anno gallico?
Si contrappongono due tesi:
- la prima consiste nel tradurre samon con estivo e giamoni con invernale. Samon si collocherebbe in maggio e giamoni in settembre, introducendo rispettivamente la stagione estiva e quella invernale secondo la tradizione celtica;
- la seconda propende per il contrario: samon, «ricapitolazione dell'estate», sarebbe in novembre, e giomoni, «ricapitolazione dell'inverno», in estate. La notazione TRINUXAMO del secondo giorno della seconda quindicina di samon verrebbe da trinox samoni sindiu, traducibile con «le tre notti di samon, oggi», e richiamerebbe le «tre notti di Samain», un'antica festa irlandese che si celebrava in novembre.
Un altro argomento a favore della seconda tesi va cercato nel passo di Cesare che abbiamo già citato: «... gli inizi dei mesi e degli anni si contano facendo cominciare il giorno con la notte.» La priorità verrebbe quindi data all'oscurità e alla notte. Di conseguenza l'inverno, metà oscura e fredda dell'anno, ne segnerebbe l'inizio.
Adattamento del calendario ai cicli lunare e solare:
Ricordiamo qualche cifra: l'anno tropico, cioè solare, dura 365,2422 giorni e la lunazione 29,5305 giorni.
Un anno del calendario di Coligny sembra comprendere 355 giorni, il che porta la durata del lustro a (355 X 5) + (30 X 2) = 1835 giorni. Ora, 62 lunazioni fanno 1830,89 giorni. Il lustro gallico sarebbe dunque troppo lungo.
Un irlandese, Mac Neill, che studiò il calendario di Coligny fin dalla sua scoperta, formula un'ipotesi seducente per spiegare in che modo questo scarto potesse essere compensato.
Abbiamo visto che il nono mese, equos, comprendeva 30 giorni e portava comunque la menzione ANMAT, che sembrerebbe riservata ai mesi inferiori a 30 giorni. I frammenti della tavola permettono di ricostruire solo tre mesi equos, tutti di trenta giorni.
Mac Neill si pose allora la domanda: e se i mesi equos mancanti, quelli del secondo e del quarto anno, non avessero avuto che 28 giorni?
Si arriverebbe così a un lustro di 1831 giorni, molto vicino alle 62 lunazioni di 1830,89 giorni.
Se si accetta questa ipotesi, lo scarto del calendario, nella sua componente lunare, viene corretto rispetto alle lunazioni.
Resta ora da vedere che cosa succede per la parte «solare» del calendario gallico.
È certo che i due mesi aggiuntivi in un lustro servono a correggere il calendario rispetto all'anno tropico. Lo prova l'esistenza di un'iscrizione posta dopo il nome del secondo mese intercalare:
SONNOCINGOS AMMAN M MXIII (..) LAT CCC LXXXV (..) ANTARAN.M che si potrebbe tradurre con «il sole è di nuovo al suo posto».
Torniamo ai nostri calcoli: 5 anni tropici fanno 365,2422 X 5 = 1826,211, da cui una deriva di quasi 5 giorni rispetto al calendario «alla Mac Neill».
Ma introduciamo ora il «secolo» di 30 anni evocato da Plinio. 30 anni tropici contengono 371 lunazioni (365,2422 X 30 = 10957,266 / 29,5305 = 371). Un «secolo» di trenta anni contiene invece 372 lunazioni (6 lustri X 62 = 372).
Basta quindi, ogni trent'anni, far cominciare il primo lustro del nuovo «secolo» con samon senza mese intercalare, perché il nostro calendario gallico resti in fase con il sole.
Non erano mica male, questi Galli. O almeno lo sarebbero stati se avessero davvero fatto quello che abbiamo appena ricostruito, che resta comunque un'ipotesi.
Il lustro
Esso sarebbe composto da due insiemi di 5 semestri, cioè 30 mesi, separati dal secondo mese intercalare. Il lustro completo è dunque formato da 60 mesi, ai quali vanno aggiunti i 2 mesi intercalari.
Molte cose restano ancora da chiarire nel calendario di Coligny e quindi nel calendario gallico. Non ho citato, per esempio, il fatto che alcuni nomi di mese ricompaiono in un altro mese attraverso serie di concordanze, né che i nomi dei mesi «correnti» si ritrovano nel mese intercalare secondo una sorta di rotazione incrementale.
No, il calendario di Coligny non ha ancora consegnato tutti i suoi segreti, e sarà difficile costringerlo a farlo se non troveremo un altro «documento» che permetta di effettuare certi confronti.