Il calendario repubblicano

Storia e calendario

Per una volta, e a differenza delle altre pagine di questo sito dedicate ai vari calendari, non cominceremo con un po' di storia. Poiché la nascita del calendario repubblicano si svolse rapidamente e nell'arco di diversi mesi, mi è sembrato più opportuno seguirla in ordine cronologico, senza separarla dagli altri avvenimenti.

Le premesse del calendario repubblicano

Prima di salire sul treno della Rivoluzione, dobbiamo comunque parlare di un fatto avvenuto nel 1788: all'inizio di quell'anno un certo Sylvain Maréchal pubblica un Almanach des Honnêtes Gens. In questo calendario i nomi dei santi sono sostituiti da quelli di scienziati e uomini di lettere, «benefattori dell'umanità», nella data della loro nascita (n) o della loro morte (m).

Ritratto di Sylvain Maréchal, tratto dal suo libro pubblicato nel 1807 (postumo), De la vertu
Ritratto di Sylvain Maréchal, tratto dal suo libro pubblicato nel 1807 (postumo), De la vertu © iisg.nl

Questo almanacco fa seguito ad altre due pubblicazioni:

Questo Almanach des honnêtes gens influenzò il futuro calendario repubblicano? Difficile dirlo, ma si può constatare che il germe dell'anticlericalismo era già ben presente e che il culto della Virtù avrebbe avuto ancora lunga vita.

Quanto a Sylvain Maréchal (1750-1803), il suo Almanach fu un fiasco scandaloso che gli valse tre mesi di carcere a Saint-Lazare. Se volete saperne di più su di lui, trovate informazioni qui.

L'almanach des honnêtes gens, anno primo del regno della Raifon, da marzo ad agosto.
L'almanach des honnêtes gens, anno primo del regno della Raifon, da marzo ad agosto. © Mediateca Pierre Fanlac di Périgueux
L'almanach des honnêtes gens, anno primo del regno della Raifon, da settembre a febbraio.
L'almanach des honnêtes gens, anno primo del regno della Raifon, da settembre a febbraio. © Mediateca Pierre Fanlac di Périgueux

Recto e verso dell'Almanach des Honnêtes Gens di Sylvain Maréchal. Si notano i nomi dati ai mesi (...Quintile, Sextile...). La data del 15 agosto non riporta alcun nome: era il giorno di nascita di Sylvain Maréchal. Modestia o ambizione?

La nascita del calendario repubblicano

Dal 1788 ci proietteremo rapidamente al 1793, segnando nel frattempo gli eventi importanti. Quelli che riguardano il calendario sono in grassetto.

5 maggio 1789: apertura degli Stati Generali.

17 giugno 1789: il Terzo Stato si proclama Assemblea nazionale.

9 luglio 1789: l'Assemblea nazionale diventa Costituente.

14 luglio 1789: presa della Bastiglia
Già dal giorno seguente si prende l'abitudine di chiamare il 1789 anno I della Libertà.

26 agosto 1789: Dichiarazione dei diritti dell'uomo.

12 luglio 1790: Costituzione civile del clero.

14 luglio 1790: Festa della Federazione a Parigi
Il Moniteur reca la dicitura: "1° giorno del secondo anno della Libertà"

21 giugno 1791: arresto della famiglia reale a Varennes.

1 ottobre 1791: apertura dell'Assemblea legislativa.

14 ottobre 1791: decreto che istituisce il Comitato di Istruzione pubblica. Questo Comitato, formato da 24 membri (matematici e astronomi come Romme, Monge o Lakanal, pittori come David, poeti come Chénier...), svolgerà un ruolo decisivo nell'elaborazione del nuovo calendario.

29 novembre 1791: decreto dell'Assemblea legislativa contro i preti refrattari.

2 gennaio 1792: L'Assemblea legislativa decreta: "Tutti gli atti pubblici, civili, giudiziari e diplomatici porteranno l'indicazione dell'era della Libertà. L'anno IV dell'era della Libertà è cominciato il 1° gennaio 1792".

10 agosto 1792: il palazzo delle Tuileries viene preso d'assalto. Il re e la sua famiglia cercano rifugio presso l'Assemblea, che abolisce la monarchia e imprigiona la famiglia reale al Tempio. Viene convocata una Convenzione nazionale.

20 settembre 1792: prima seduta della Convenzione. Vittoria di Valmy.

22 settembre 1792: La Convenzione nazionale decreta: «Tutti gli atti pubblici saranno ormai datati a partire dall'anno I della Repubblica».

Ed eccoci nel 1793, anno che Luigi XVI non vedrà finire, poiché il 21 gennaio verrà tagliato in due dallo strumento che aveva contribuito a perfezionare. Da questo momento lasceremo da parte la «grande storia» per interessarci a quella del nostro calendario repubblicano.

L'anno 1793 inizia con un decreto del 2 gennaio: "Il secondo anno della Repubblica comincia il 1° gennaio 1793"

Guardando indietro, si constata che prima abbiamo conosciuto l'era della Libertà, di cui non si sa bene se il primo anno cominciasse il 14 luglio, poi l'era della Repubblica che, per il momento, inizia il 1° gennaio di ogni anno.

La Convenzione nazionale ha incaricato il Comitato di Istruzione pubblica di preparare un nuovo calendario. Il Comitato, a sua volta, ha nominato un gruppo di lavoro formato da Romme (relatore), Dupuis, Guyton, Ferry, Lagrange e Monge per riflettere su un progetto.

Ma perché creare un nuovo calendario? La prova che il calendario gregoriano è «tecnicamente valido» è che oggi è usato quasi in tutto il mondo.

Per la prima volta nella storia dei calendari, assisteremo alla nascita di un calendario dovuto a una volontà puramente ideologica: bisognava farla finita con il potere della Chiesa e con il suo simbolo, il calendario gregoriano, con le sue feste dei santi e il giorno del Signore. Al suo posto bisognava introdurre valori razionali.

Un calamaio dell'epoca della Rivoluzione: bisognava mettere fine al potere temporale della Chiesa. La creazione di un nuovo calendario faceva parte del progetto.

Il gruppo di cui Romme è relatore lavora quindi in questa direzione e Romme è in grado di presentare il progetto al Comitato di Istruzione pubblica il 14 settembre 1793.

Incisione di Romme nell'Album du centenaire, 1889
Incisione di Romme nell'Album du centenaire, 1889 Pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons

Charles Gilbert ROMME (1750-1795)
Matematico, fu formato nel collegio degli Oratoriani di Riom. Venne inviato dal Puy-de-Dôme all'Assemblea legislativa e poi alla Convenzione, dove sedeva sui banchi della Montagna. Condannato a morte, si suicidò prima dell'esecuzione.

Il Comitato approva il progetto e Romme lo presenta davanti alla Convenzione il 20 settembre 1793.

Seduta della Convenzione nazionale del 20 settembre 1793

Non riprodurrò qui il testo completo, che è piuttosto lungo e contiene diverse tabelle. Ne cito gli elementi più importanti:

Una breve introduzione sul perché di un nuovo calendario: "l'era volgare fu l'era della crudeltà, della menzogna, della perfidia e della schiavitù; finì con la monarchia, fonte di tutti i nostri mali. La rivoluzione ha temprato nuovamente l'animo dei Francesi, e ogni giorno li forma alle virtù repubblicane. Il tempo apre un nuovo libro alla storia; e nel suo nuovo cammino, maestoso e semplice come l'uguaglianza, deve incidere con uno scalpello nuovo e puro gli annali della Francia rigenerata."

La durata dell'anno: "Gli Egizi, fin dalla più remota antichità, e i Babilonesi 746 anni prima dell'era volgare, si avvicinarono ai veri principi facendo il loro anno di 365 giorni, distribuiti in 12 mesi uguali di 30 giorni e 5 epagomeni."

L'inizio dell'anno: "[...] il 22 settembre fu decretato primo giorno della Repubblica; e nello stesso giorno, alle 9 ore 18 minuti e 30 secondi del mattino, il Sole giunse al vero equinozio entrando nel segno della Bilancia. Così l'uguaglianza del giorno con la notte era segnata nel cielo nel momento stesso in cui l'uguaglianza civile e morale veniva proclamata dai rappresentanti del popolo francese come fondamento sacro del nuovo governo. [...] Ci proponiamo di decretare che il giorno del vero equinozio d'autunno, che fu quello della fondazione della Repubblica, sia l'era dei Francesi e il primo giorno del loro anno, abolendo nello stesso tempo l'era volgare per gli usi civili."

Divisioni dell'anno

Il mese: "I popoli conosciuti, eccettuati forse i Romani, hanno diviso l'anno in 12 mesi. [...] Ci si è senza dubbio determinati per il numero 12 perché esprime quante volte la Luna passa davanti al Sole mentre la Terra compie una rivoluzione. Questa divisione è comoda e non può essere seriamente contestata. Ma ciò che la ragione riprova e che deve infine essere respinto dal nostro calendario è la bizzarra disuguaglianza dei mesi, che affatica la mente con difficoltà sempre rinascenti per sapere se un mese abbia 30 o 31 giorni. [...] Gli Egizi più illuminati dell'alta antichità facevano mesi tutti uguali, di 30 giorni, ai quali aggiungevano cinque epagomeni alla fine dell'anno. Questa divisione è semplice, presenta grandi vantaggi per gli usi domestici e civili, e conviene dunque al nuovo calendario dei Francesi."

La settimana: "Avete avvertito tutti i vantaggi della numerazione decimale. L'avete adottata per pesi e misure di ogni specie, così come per le monete della Repubblica: vi proponiamo di introdurla nella divisione del mese che, essendo di 30 giorni, sarà diviso in tre parti di 10 giorni ciascuna e che si potrà chiamare décade. [...] Il giorno della decade indicherà costantemente gli stessi giorni del mese e dell'anno. Questo vantaggio non si può ottenere con la settimana".

Il giorno: a parte alcune considerazioni sull'inizio del giorno in diversi paesi o presso diverse civiltà antiche, Romme non formula alcuna proposta.

Divisione del giorno: "La divisione dell'ora in sessanta minuti e del minuto in sessanta secondi è assai scomoda nei calcoli. [...] Il perfezionamento sarà completo quando il tempo sarà sottoposto alla regola semplice e generale di dividere tutto decimalmente. [...] Tuttavia, poiché i cambiamenti richiesti nell'orologeria possono avvenire solo gradualmente, vi proponiamo di rendere questa divisione obbligatoria per gli usi civili solo a partire dal terzo anno della Repubblica".

Intercalazione di un sesto giorno epagomeno (Romme parla dell'«Olimpiade»): "Se la ragione vuole che seguiamo la natura piuttosto che trascinarci servilmente sulle tracce erronee dei nostri predecessori, dobbiamo fissare invariabilmente il nostro giorno intercalare nel momento in cui la posizione dell'equinozio lo richiederà. Dopo una prima disposizione, resa necessaria dalla concordanza con le osservazioni astronomiche, il periodo sarà sempre di 4 anni.[...] Vi proponiamo di chiamarlo l'Olimpico".

Ecco, per quanto riguarda la parte «teorica» del nuovo calendario repubblicano così come fu presentata da Romme alla Convenzione. Vedremo più avanti che il sistema di intercalazione immaginato era incompatibile con l'inizio dell'anno fissato a mezzanotte, tempo vero dell'osservatorio di Parigi, che precede l'equinozio d'autunno.

Passiamo ora alla parte «pratica» di questo nuovo calendario repubblicano secondo il progetto presentato da Romme: la nomenclatura.

"Vi proponiamo una nuova nomenclatura che non è né celeste né misteriosa; è interamente tratta dalla nostra rivoluzione, di cui presenta i principali eventi oppure il fine e i mezzi."

Segue una storia della rivoluzione da cui vengono estratti alcuni nomi destinati a rappresentare i mesi. Ve ne propongo l'inizio per darvi un'idea:

"I Francesi, stanchi di 14 secoli di oppressione e allarmati dai progressi spaventosi della corruzione di cui una corte da lungo tempo colpevole dava ed esasperava l'esempio, sentono il bisogno di una rigenerazione. Le risorse della corte erano esaurite, essa convoca i Francesi, ma la loro riunione divenne la loro salvezza..."

Stesso principio per i giorni epagomeni: "Gli ultimi cinque giorni corrispondono al 17, 18, 19, 20 e 21 settembre e potranno essere consacrati a feste nazionali. Crediamo che i loro nomi possano essere tratti dall'esposizione sintetica del fine morale delle nostre nuove istituzioni. [...] Saranno esaminati come artisti o soldati e riceveranno le ricompense che spettano loro, la paternità sarà incoraggiata e considerata, la vecchiaia sarà onorata. [...]".

Quanto ai nomi dei giorni della decade, "Ogni cittadino, ogni amico della patria e delle arti che la fanno fiorire, deve circondarsi quotidianamente degli attributi dell'industria e della libertà".

Ricapitolo in questa tabella tutta la nuova nomenclatura, con il simbolo rappresentato dal nome dei giorni della decade:

Posizione Corrispondenza Nome Decade Simbolo
1 22 set.-21 ott. La Repubblica Giorno della Livella Uguaglianza
2 22 ott.-20 nov. L'Unità Giorno del Berretto Libertà
3 21 nov.-20 dic. La Fraternità Giorno della Coccarda Colori nazionali
4 21 dic.-19 gen. La Libertà Giorno della Picca Arma dell'uomo libero
5 20 gen.-18 feb. La Giustizia Giorno dell'Aratro Strumento delle nostre ricchezze terriere
6 19 feb.-20 mar. L'Uguaglianza Giorno del Compasso Strumento delle nostre ricchezze industriali
7 21 mar.-19 apr. La Rigenerazione Giorno del Fascio Forza che nasce dall'unione
8 20 apr.-19 mag. La Riunione Giorno del Cannone Strumento delle nostre vittorie
9 20 mag.-18 giu. Il Giuramento della Pallacorda Giorno della Quercia Emblema di generazione; virtù sociali
10 19 giu.-18 lug. La Bastiglia Giorno del Riposo
11 19 lug.-17 ago. Il Popolo
12 18 ago.-19 set. La Montagna
Epagomeni Corrispondenza Nome
1 17 set. L'Adozione
2 18 set. L'Industria
3 19 set. Le Ricompense
4 20 set. La Paternità
5 21 set. La Vecchiaia
6 intercalare Il Giorno Olimpico

Va notato che questo progetto era il secondo di una serie composta da sette. Il primo era molto «neutro», perché si limitava a numerare i giorni e i mesi.

Il quinto progetto era pensato «per tutto il Globo», il che dimostra l'ambizione dei creatori del nuovo calendario. I nomi dei giorni della decade vi erano «latinizzati» (Prime-di, Deux-di, tri-di, ecc.). Gli epagomeni erano numerati e i nomi dei mesi erano quelli dei segni zodiacali.

Il decreto che istituiva il nuovo calendario fu votato dalla Convenzione il 5 ottobre 1793. Eccolo:

Decreto della Convenzione nazionale riguardante l'era dei Francesi

Del 5 ottobre 1793, anno secondo della Repubblica francese, una e indivisibile.

La Convenzione nazionale, dopo aver ascoltato il suo comitato di istruzione pubblica, decreta quanto segue:

ARTICOLO PRIMO
L'era dei Francesi decorre dalla fondazione della Repubblica, avvenuta il 22 settembre 1792 dell'era volgare, giorno in cui il sole è giunto al vero equinozio d'autunno, entrando nel segno della Bilancia alle 9 ore 18 minuti e 30 secondi del mattino, per l'osservatorio di Parigi.

II. L'era volgare è abolita per gli usi civili.

III. L'inizio di ogni anno è fissato a mezzanotte, all'inizio del giorno in cui cade il vero equinozio d'autunno per l'osservatorio di Parigi.

IV. Il primo anno della Repubblica francese è iniziato a mezzanotte del 22 settembre 1792 ed è terminato a mezzanotte tra il 21 e il 22 settembre 1793.

V. Il secondo anno è iniziato il 22 settembre 1793 a mezzanotte, mentre il vero equinozio d'autunno è giunto, per l'osservatorio di Parigi, alle 3 ore 7 minuti e 19 secondi del pomeriggio.

VI. Il decreto che fissava l'inizio del secondo anno al 1° gennaio 1793 è revocato. Tutti gli atti datati anno II della Repubblica, redatti tra il 1° gennaio e il 22 settembre escluso, sono considerati appartenenti al primo anno della Repubblica.

VII. L'anno è diviso in dodici mesi uguali di trenta giorni ciascuno, ai quali seguono cinque giorni per completare l'anno ordinario, giorni che non appartengono a nessun mese; essi sono chiamati giorni complementari.

VIII. Ogni mese è diviso in tre parti uguali di dieci giorni ciascuna, chiamate decadi, distinte tra loro come prima, seconda e terza.

IX. I mesi, i giorni della decade e i giorni complementari sono indicati con denominazioni ordinali: primo, secondo, terzo, ecc. mese dell'anno; primo, secondo, terzo, ecc. giorno della decade; primo, secondo, terzo, ecc. giorno complementare.

X. In memoria della Rivoluzione che, dopo quattro anni, ha condotto la Francia al governo repubblicano, il periodo bisestile di quattro anni è chiamato Franciade.
Il giorno intercalare che deve chiudere questo periodo è chiamato giorno della Rivoluzione. Questo giorno è posto dopo i cinque giorni complementari.

XI. Il giorno, da mezzanotte a mezzanotte, è diviso in dieci parti; ogni parte in altre dieci, e così via fino alla più piccola porzione commensurabile della durata. Questo articolo sarà obbligatorio per gli atti pubblici solo a partire dal 1° del primo mese del terzo anno della Repubblica.

XII. Il comitato di istruzione pubblica è incaricato di far stampare in diversi formati il nuovo calendario, con un'istruzione semplice per spiegarne i principi e gli usi più comuni.

XIII. Il nuovo calendario, insieme all'istruzione, sarà inviato ai corpi amministrativi, ai municipi, ai tribunali, ai giudici di pace e a tutti i pubblici ufficiali, agli insegnanti e professori, agli eserciti e alle società popolari. Il consiglio esecutivo provvisorio li farà pervenire ai ministri, consoli e altri agenti della Francia nei paesi stranieri.

XIV. Tutti gli atti pubblici saranno datati secondo la nuova organizzazione dell'anno.

XV. I professori, gli insegnanti e le insegnanti, i padri e le madri di famiglia, e tutti coloro che dirigono l'educazione dei bambini della Repubblica, si affretteranno a spiegare loro il nuovo calendario, conformemente all'istruzione che vi è allegata.

XVI. Ogni quattro anni, o a ogni Franciade, nel giorno della Rivoluzione, si celebreranno giochi repubblicani in memoria della Rivoluzione francese.

Il nuovo calendario avrebbe dovuto entrare in vigore il giorno successivo al decreto di applicazione, ma un decreto successivo (22 ottobre 1793) fissò l'epoca alla quale le diverse amministrazioni avrebbero dovuto applicarlo:

Del 1° giorno del 2° mese dell'anno secondo della Repubblica Francese, una e indivisibile.

La Convenzione nazionale, dopo aver ascoltato il suo comitato delle finanze, decreta:

ARTICOLO PRIMO
Per tutte le amministrazioni la cui contabilità è stabilita per esercizi, quello iniziato il 1° gennaio 1793 continuerà fino al 1° giorno del 1° mese del terzo anno repubblicano.

II. Tutte le amministrazioni le cui entrate, spese e operazioni di qualsiasi natura erano divise per trimestre adotteranno il calendario repubblicano, in modo che il trimestre in corso termini l'ultimo giorno del terzo mese (20 dicembre 1793, vecchio stile).

III. Tutte le amministrazioni le cui entrate, spese e operazioni di qualsiasi natura erano divise per mese e frazioni di mese adotteranno il calendario repubblicano, in modo che esso produca pienamente i suoi effetti il 1° giorno del 3° mese.

IV. Tutte le amministrazioni le cui entrate, spese e operazioni di qualsiasi natura erano divise per settimane adotteranno la divisione in decadi del calendario repubblicano, in modo che essa produca pienamente i suoi effetti il 1° giorno della 1ª decade del 3° mese.

Che dire di questi due testi? Il secondo regola problemi amministrativi destinati a non interrompere periodi finanziari. Non c'è molto altro da aggiungere.

Sul primo testo, invece, si possono fare alcune osservazioni rispetto al progetto presentato da Romme:

In realtà la nomenclatura non viene abbandonata, ma suscita numerose discussioni all'interno della stessa Convenzione nazionale, se ci si riferisce all'estratto del Journal des débats et des décrets della seduta della Convenzione del 27° giorno del primo mese dell'anno II (18 ottobre 1793):

«

Romme sottopone alla Convenzione una nomenclatura per designare i nomi della decade.[...] il primo giorno sarebbe primile, il secondo bisile e così via. [...] Le orecchie degli ascoltatori non sembrano piacevolmente lusingate da questi suoni. Si era anche proposto di dire primedi e così via. Questa proposta non è più felice. [...] Altri membri chiedono che si assegnino ai giorni e ai mesi nomi legati a idee morali o che presentino immagini tratte da ciò che la natura ha di più lieto. Per raggiungere questo scopo si propone una commissione composta da Romme, Fabre d'Églantine, David, Chénier.

Il 18 ottobre 1793 viene dunque creata una nuova commissione incaricata di studiare una nuova nomenclatura, e vi compare un nuovo nome (gli altri facevano già parte del Comitato di Istruzione pubblica).

Philippe-François-Nazaire Fabre d'Églantine, olio su tela, circa 1790-1794
Philippe-François-Nazaire Fabre d'Églantine, olio su tela, circa 1790-1794 © RMN-GP (Château de Versailles) / © Franck Raux

Philippe FABRE (1750-1794)
Figlio di un mercante di stoffe di Carcassonne, Philippe Nazaire François Fabre è autore e attore itinerante. Ottiene un fiore d'oro ai jeux floraux di Tolosa, fatto che gli vale il soprannome di Fabre d'Églantine.

La celebre romanza popolare Il pleut, il pleut bergère... è tratta da una delle sue operette.

È citato anche come persona che avrebbe ricevuto denaro dal re alla vigilia del 10 agosto 1792. Dopo quella giornata pubblica un giornale murale: incita ai massacri di settembre e tenta perfino di estenderli alle province.

Entrato nel club dei Cordiglieri, che diventerà il club dei Giacobini, si lega a Danton, di cui diventa segretario al ministero della Giustizia nel 1792. In seguito diventa deputato montagnardo (di Parigi) alla Convenzione.

Accusato di aver falsificato un decreto della Convenzione nazionale relativo alla liquidazione dell'antica Compagnia delle Indie, viene arrestato il 18 marzo 1794, processato insieme a Danton il 30 marzo e ghigliottinato il 5 aprile.

La nuova commissione si mette rapidamente al lavoro e, anche se non si sa quale sia stato esattamente il ruolo di ciascuno nell'elaborazione della nomenclatura (certamente influenzata da Fabre e Chénier, visto il suo carattere «poetico»), è in grado di presentare il proprio lavoro alla Convenzione già il 24 ottobre 1793.

Anche qui, poiché il testo è estremamente lungo, vi citerò i passaggi essenziali:

Seduta della Convenzione nazionale del 3° giorno del secondo mese dell'anno II (24 ottobre 1793)

"Un membro (Fabre d'Églantine), a nome della Commissione costituita per la nomenclatura dei mesi e dei giorni [...]"

"[...] Questa per voi deve essere una felice occasione per ricondurre nel calendario, il libro più usato di tutti, il popolo francese all'agricoltura."

Seguono lunghe righe anticlericali e si arriva alle spiegazioni sulla nomenclatura:

"[...] la prima idea che ci è servita da base è stata quella di consacrare, attraverso il calendario, il sistema agricolo e di ricondurvi la nazione segnando le epoche e le frazioni dell'anno con segni intelligibili o visibili tratti dall'agricoltura e dall'economia rurale. [...] Abbiamo immaginato di dare a ciascuno dei mesi dell'anno un nome caratteristico che esprimesse la temperatura che gli è propria, il tipo di produzione che in quel momento la terra offre e che insieme facesse percepire la stagione a cui appartiene tra le quattro di cui l'anno si compone. [...] Così i nomi dei mesi che compongono l'autunno hanno un suono grave e una misura media, quelli dell'inverno un suono pesante e una misura lunga, quelli della primavera un suono lieto e una misura breve e quelli dell'estate un suono sonoro e una misura ampia." Era studiato bene, vero? Oh, scusate.

I nomi dei mesi dell'anno sono dunque i seguenti:

Autunno Inverno Primavera Estate
Vendemmiaio Nevoso Germinale Messidoro
Brumaio Piovoso Floreale Termidoro
Frimaio Ventoso Pratile Fruttidoro

Va notato che, secondo gli autori del libro Le calendrier républicain (da cui sono tratti i testi), pubblicato dal Bureau des Longitudes, nel testo presentato alla Convenzione il secondo mese dell'estate si chiamava Fervidor e non Thermidor. Fabre avrebbe sostituito di propria iniziativa Thermidor a Fervidor tra la lettura del rapporto e la sua pubblicazione. E, come osservano giustamente questi autori, "Thermidor ha l'inconveniente di introdurre un'espressione di origine greca in una nomenclatura in cui tutti gli altri nomi sono latini".

Passiamo ora alle spiegazioni riguardanti le decadi:

"Abbiamo pensato che [...] dovessimo creare dei nomi per ciascuno dei giorni della decade; abbiamo pensato anche che, poiché questi nomi si ripetevano ciascuno 36 volte l'anno, occorresse privarli di immagini [...] Infine ci siamo accorti che sarebbe stato di grande aiuto alla memoria se, distinguendo i giorni della decade dai numeri ordinali, fossimo riusciti tuttavia a conservare il significato di questi numeri in una parola composta, così da poter sfruttare insieme, nella stessa parola, sia il numero sia un nome diverso dal numero".

Fabre, da bravo «commerciale», spiega in tutti i modi l'interesse di avere nella decade una parola che non sia un numero, ma che lo richiami. Arriva poi al «pezzo forte», cioè la denominazione di ciascun giorno dell'anno, che chiama «il quarto movimento, che è il movimento annuale».

"È qui che entreremo nella nostra idea fondamentale e attingeremo dall'agricoltura ciò che può riposare la memoria e diffondere l'istruzione rurale nel computo e nel corso dell'anno. [...] Abbiamo pensato che la Nazione, dopo aver cacciato dal proprio calendario tutta quella folla di canonizzati, dovesse ritrovarvi davanti a sé tutti gli oggetti che compongono la vera ricchezza nazionale, gli oggetti segno, se non del suo culto, almeno della sua coltivazione, le utili produzioni della terra, gli strumenti di cui ci serviamo per coltivarla e gli animali domestici, nostri fedeli servitori in questi lavori, animali ben più preziosi, senza dubbio, agli occhi della ragione, che non gli scheletri beatificati tirati fuori dalle catacombe di Roma".

Vi lascio apprezzare come merita la fine della frase. Non credo di svelare il finale a nessuno dicendo che questo calendario repubblicano non durò a lungo, ma mi chiedo che cosa sarebbe diventato se avesse avuto una discendenza universale. Mi riesce difficile immaginare il gallo riconosciuto dai Lapponi come uno dei loro animali familiari. E un mio amico sarà certamente sorpreso di apprendere che la gramigna è annoverata tra le «ricchezze nazionali». Forse è per questo che non si è ancora trovato un diserbante specifico contro questa piaga. Ma basta scherzare e torniamo al discorso di Fabre.

Egli spiega che a ogni giorno è associato il nome di una pianta, «nel tempo e nel giorno in cui la natura la offre». Ogni mezza decade è contrassegnata dal nome di un animale domestico utile in quel periodo e ogni decade dal nome di uno strumento agricolo di cui il contadino si serve in quel momento. Fabre giustifica la presenza di questo strumento in un giorno di riposo dicendo che "il lavoratore dei campi, nel giorno di riposo, ritroverà lo strumento che dovrà riprendere l'indomani". E insiste ancora aggiungendo: "idea, mi pare, toccante, che non può che commuovere i nostri nutritori e mostrare loro infine che con la Repubblica è venuto il tempo in cui un contadino è più stimato di tutti i re della terra messi insieme...". Quanto a me, proporrei che le domeniche portassero i nomi Airbus, Caravelle, Concorde... Forse ci eviterebbe qualche sciopero?

Restava solo da battezzare i giorni complementari:

"Resta ora da parlarvi dei giorni prima chiamati epagomeni, poi complementari. [...] Abbiamo pensato che per questi 5 giorni occorresse una denominazione collettiva dal carattere nazionale, capace di esprimere la gioia e lo spirito del popolo francese nei cinque giorni di festa che celebrerà al termine di ogni anno. [...] Chiameremo dunque questi cinque giorni, considerati collettivamente, i sanculottidi. I cinque giorni dei sanculottidi, costituendo una mezza decade, saranno denominati primdi, duodi, tridi, quartidi, quintidi e, nell'anno bisestile, il sesto giorno sextidi".

A questi sei giorni di festa fu dato un nome. Il secondo avrebbe dovuto essere il «giorno delle azioni», mentre il primo era la «festa del genio». In seguito a un'ira di Robespierre, le azioni divennero virtù e precedettero il genio. La denominazione definitiva fu dunque:

Posizione Giorno Nome
1 Primdi festa della virtù
2 Duodi festa del genio
3 Tridi festa del lavoro
4 Quartidi festa dell'opinione
5 Quintidi festa delle ricompense
6 Sextidi La Sanculottide

Il testo della seduta del 24 ottobre 1793 si conclude con il seguente decreto:

«

La Convenzione nazionale, revocando l'articolo 9 del decreto del 14 del primo mese (5 ottobre 1793), decreta che la nomenclatura, le denominazioni e la disposizione del nuovo calendario saranno conformi alla tabella allegata al presente decreto.

N.B.: mediante emendamento, la Convenzione decreta che la festa delle azioni sarà celebrata il primdi dei sanculottidi sotto il nome di festa della virtù, e la festa dell'opinione il quartidi dei sanculottidi.

Poiché questa pagina è già molto lunga (del resto potrete leggere il seguito sul calendario repubblicano in un'altra sezione), non ho voluto infliggervi qui l'elenco dei nomi dei giorni di ogni mese. Ma, poiché non è privo di interesse, lo trovate qui.

Il nuovo calendario e la sua nomenclatura furono quindi adottati dalla Convenzione.

Furono però proposti alcuni emendamenti.

Il 19 brumaio, la Convenzione decide che tutti i decreti sul calendario siano fusi in uno solo.

Nel corso di una seduta del Comitato di Istruzione pubblica del 29 brumaio anno II (19 novembre 1793), un membro chiede che siano nominati due commissari per presentare un sistema completo di feste per l'anno repubblicano. David e Romme ricevono questo incarico.

La rifusione del grande decreto viene presentata da Romme, a nome del Comitato di Istruzione pubblica, alla Convenzione il 4 frimaio anno II. È adottata dalla Convenzione.

Eccone il testo

Decreto della Convenzione nazionale sulla Nuova Era, sull'inizio e l'organizzazione dell'Anno e sui nomi dei Giorni e dei Mesi.

Del 4° giorno di Frimaio anno secondo della Repubblica francese, una e indivisibile.

1. L'era dei Francesi decorre dalla fondazione della Repubblica, avvenuta il 22 settembre 1792 dell'era volgare, giorno in cui il sole è arrivato al vero equinozio d'autunno, entrando nel segno della Bilancia, alle 9 ore 18 minuti e 30 secondi del mattino per l'osservatorio di Parigi.

2. L'era volgare è abolita per gli usi civili.

3. Ogni anno comincia a mezzanotte, con il giorno in cui cade il vero equinozio d'autunno per l'osservatorio di Parigi.

4. Il primo anno della Repubblica francese è iniziato a mezzanotte del 22 settembre 1792, ed è terminato a mezzanotte tra il 21 e il 22 settembre 1793.

5. Il secondo anno è iniziato il 22 settembre 1793 a mezzanotte, essendo il vero equinozio d'autunno giunto quel giorno, per l'osservatorio di Parigi, alle 3 ore 11 minuti e 38 secondi del pomeriggio.

6. Il decreto che fissava l'inizio del secondo anno al I gennaio 1793 è revocato; tutti gli atti datati anno secondo della Repubblica, redatti tra il I gennaio e il 21 settembre compreso, sono considerati appartenenti al primo anno della Repubblica.

7. L'anno è diviso in dodici mesi uguali, di trenta giorni ciascuno; dopo i dodici mesi seguono cinque giorni per completare l'anno ordinario; questi 5 giorni non appartengono ad alcun mese.

8. Ogni mese è diviso in tre parti uguali, di dieci giorni ciascuna, chiamate decadi.

9. I nomi dei giorni della decade sono: primidi, duodi, tridi, quartidi, quintidi, sestidi, settidi, ottidi, nonidi, decadì. (nota: primdi diventa primidi)

I nomi dei mesi sono, per l'autunno, vendemmiaio, brumaio, frimaio; per l'inverno, nevoso, piovoso, ventoso; per la primavera, germinale, floreale, pratile; per l'estate, messidoro, termidoro, fruttidoro.

Gli ultimi cinque giorni si chiamano i sanculottidi.

10. L'anno ordinario riceve un giorno in più, secondo quanto richiede la posizione dell'equinozio, al fine di mantenere la coincidenza dell'anno civile con i movimenti celesti. Questo giorno, chiamato giorno della rivoluzione, è posto alla fine dell'anno e costituisce il sesto dei sanculottidi. (nota: la Sanculottide diventa giorno della rivoluzione e sanculottides diventa sans-culotides)

Il periodo di quattro anni, al termine del quale questa aggiunta di un giorno è normalmente necessaria, è chiamato franciade, in memoria della rivoluzione che, dopo quattro anni di sforzi, ha condotto la Francia al governo repubblicano. Il quarto anno della franciade è chiamato sestile. (nota: la parola bissextile, usata impropriamente da Fabre nel suo rapporto del 24 ottobre, viene sostituita da sextile)

11. Il giorno, da mezzanotte a mezzanotte, è diviso in dieci parti o ore, ogni parte in altre dieci, e così via fino alla più piccola porzione commensurabile della durata. La centesima parte dell'ora è chiamata minuto decimale; la centesima parte del minuto è chiamata secondo decimale. Questo articolo sarà obbligatorio per gli atti pubblici soltanto a partire dal I vendemmiaio, anno 3 della Repubblica.

12. Il comitato di istruzione pubblica è incaricato di far stampare in diversi formati il nuovo calendario, con un'istruzione semplice per spiegarne i principi e l'uso.

13. Il calendario, così come l'istruzione, sarà inviato ai corpi amministrativi, ai municipi, ai tribunali, ai giudici di pace e a tutti i pubblici ufficiali, agli eserciti, alle società popolari e a tutti i collegi e le scuole. Il consiglio esecutivo provvisorio lo farà pervenire ai ministri, consoli e altri agenti della Francia nei paesi stranieri.

14. Tutti gli atti pubblici saranno datati secondo la nuova organizzazione dell'anno.

15. I professori, gli insegnanti e le insegnanti, i padri e le madri di famiglia, e tutti coloro che dirigono l'educazione dei bambini, si affretteranno a spiegare loro il nuovo calendario, conformemente all'istruzione allegata.

16. Ogni quattro anni, o a ogni franciade, nel giorno della rivoluzione, saranno celebrati giochi repubblicani in memoria della rivoluzione francese.

Le feste repubblicane

Non furono né Romme né David a proporre un progetto sulle feste, bensì un certo Mathieu, deputato dell'Oise, durante una seduta del Comitato di Istruzione pubblica del 9 ventoso anno II (27 febbraio 1794):

«

Essa celebrerà ogni anno gli eventi e le date più memorabili della Rivoluzione. Saranno istituite cinque feste per richiamarli ai Francesi. Queste feste saranno: 1) il 14 luglio 1789; 2) il 10 agosto 1792 e 1793; 3) il 6 ottobre 1789; 4) il 21 gennaio 1793; 5) il 31 maggio 1793.

Si aggiungevano al progetto: la festa della rivoluzione ogni 4 anni (6° giorno dei sanculottidi), gli altri 5 sanculottidi e una festa in ogni decadì dell'anno.

Il progetto fu accolto dal Comitato di Salute pubblica e le feste decadarie portarono i seguenti nomi:

All'Essere supremo e alla natura All'eroismo
Al genere umano Al disinteresse
Al popolo francese Allo stoicismo
Ai benefattori dell'umanità All'amore
Ai martiri della libertà Alla fedeltà coniugale
Alla libertà e all'uguaglianza All'amore paterno
Alla Repubblica Alla tenerezza materna
Alla libertà del mondo Alla pietà filiale
All'amore della patria All'infanzia
All'odio dei tiranni e dei traditori Alla giovinezza
Alla verità All'età virile
Alla giustizia Alla vecchiaia
Al pudore Alla sventura
Alla gloria e all'immortalità All'agricoltura
All'amicizia All'industria
Alla frugalità Agli antenati
Al coraggio Alla posterità
Alla buona fede Alla felicità

Nella seduta della Convenzione nazionale del 18 fruttidoro anno II (4 settembre 1794), Thibeaudeau (lo conoscete, voi?) presenta un rapporto che fa seguito a un progetto presentato nella seduta del Comitato di Istruzione pubblica del 15 fruttidoro anno II (1 settembre 1794).

Propone di sopprimere le 5 feste dei sanculottidi per fare del quinto l'unico giorno di riposo, che sarebbe al tempo stesso festa della virtù, del genio, del lavoro, dell'opinione e delle ricompense.

Il progetto viene adottato dalla Convenzione il 19 fruttidoro anno II (5 settembre 1794).

Gli anni sestili

Per dare seguito agli articoli 4 e 10 del decreto del 4 frimaio anno II (all'inizio di questa pagina), al decreto era stata allegata una tabella che indicava gli anni sestili per i 13 anni successivi della Repubblica: anno III, anno VII e anno XI.

Ma, secondo i calcoli dell'astronomo Delambre (che non era stato consultato nel 1793), gli anni sestili non tornano con una regolarità così perfetta e, tre volte in un secolo, l'intervallo tra due anni sestili conterebbe... 5 anni. Inoltre constatò che, data l'imprecisione dei calcoli dell'epoca, sarebbe stato impossibile dire in anticipo se l'equinozio sarebbe caduto prima o dopo le 24 quando l'ora calcolata dell'equinozio era troppo vicina alla mezzanotte.

Delambre propone di tornare al sistema gregoriano d'intercalazione, comunica le sue conclusioni a Lalande e Laplace, i quali avvertono Romme: occorre rivedere gli articoli 3 e 10 del decreto.

Romme, a sua volta, investe della questione il Comitato di Istruzione pubblica, che lo incarica di studiarla circondandosi di tutte le competenze dell'epoca. I nomi sono Delambre, Lagrange, Pingré, Laplace, Lalande, Messier, Nouet.

Delambre espone loro il suo progetto il 29 germinale (18 aprile 1795), e viene adottato.

Romme presenta il 19 floreale anno III (8 maggio 1795) un progetto di decreto durante una seduta del Comitato di Istruzione pubblica:

ARTICOLO PRIMO. Il quarto anno dell'era della Repubblica sarà il primo anno sestile: riceverà un sesto giorno complementare e concluderà la prima franciade.
ART. 2. Gli anni sestili si succederanno di quattro in quattro anni e segneranno la fine di ogni franciade.
ART. 3. Su quattro anni secolari consecutivi, sono esclusi dall'articolo precedente il primo, il secondo e il terzo anno secolare, che saranno comuni: solo il quarto sarà sestile.
ART. 4. Così sarà di quattro in quattro secoli, fino al quarantesimo, che si chiuderà con un anno comune.
ART. 5. Sarà allegata al presente decreto un'Istruzione per facilitare l'applicazione della regola in esso contenuta e far conoscere i principi su cui essa si fonda.
ART. 6. Ogni anno sarà estratto dalla Connaissance des temps e presentato all'Assemblea nazionale un annuario per gli usi civili: calcolato su osservazioni esatte, servirà da modello ai calendari che si diffonderanno nella Repubblica.
ART. 7. La Commissione di istruzione pubblica è incaricata di accelerare, con tutti i mezzi di cui dispone, la diffusione delle nuove misure del tempo.
Essa è autorizzata a rinnovare ogni anno la nomenclatura degli oggetti utili che devono accompagnare l'annuario per ogni giorno e sui quali devono essere redatte note istruttive a uso delle scuole.

Se leggete attentamente l'ultima frase del progetto, constaterete che Romme ha finalmente tenuto conto delle osservazioni che facevo nella prima pagina dedicata al calendario repubblicano: si potranno finalmente cambiare di tanto in tanto i nomi delle piante, degli animali e degli altri oggetti. Si potranno dedicare certi «domenicali» a Wolf, Ferguson o magari a Black & Decker (una fine di decade per Black, un'altra per Decker).

Ma scherzo, e me ne vergogno, perché non è proprio il momento. Siamo nel 1795. Romme è tra i 14 rappresentanti arrestati per decreto dalla Convenzione il 1 pratile. Viene imprigionato al castello del Taureau, in Bretagna, e condannato il 29 pratile (17 giugno 1795). La sua triste fine gli impedirà di mettere il punto finale al «suo» calendario.

Il 7 messidoro (25 giugno 1795) viene creato il Bureau des Longitudes.

Questo Bureau inizia la sua attività con una giravolta piuttosto incomprensibile: l'8 termidoro anno III (26 luglio 1795) chiede al Comitato di Istruzione pubblica di far adottare il modo d'intercalazione proposto da Romme e dagli astronomi. Il 14 termidoro anno III (1 agosto 1795), al contrario, propone di non modificare nulla delle disposizioni esistenti.

Il problema degli anni sestili fu dunque sepolto senza essere mai realmente risolto.

La fine del calendario repubblicano

Il calendario repubblicano era nato poco a poco, a colpi di decreti e di modifiche. Sarebbe morto allo stesso modo, a colpi di critiche. La sua morte sarebbe stata tanto politica quanto la sua nascita.

Vedremo tutto questo, ma da parte mia mi pongo una domanda: a parte che per gli atti civili, fu davvero usato dal popolo francese in così pochi anni? Quando si vedono le difficoltà che alcuni incontrano (tra cui io stesso, temo) nel passaggio all'euro, il dubbio viene spontaneo.

Per quanto riguarda le critiche, vi riporto alcuni estratti dell'opinione di Lanjuinais, deputato, del 30 termidoro anno III:

«

È anzitutto un problema sapere in quale giorno cominci l'anno nel nuovo calendario. [...] i nuovi nomi dei mesi sono verità nel nord e menzogna perpetua nel mezzogiorno. [...] Il decadì non si accorda con la natura. Non vi sono né uomini né animali che sopportino nove giorni consecutivi di lavoro. [...] Perché la più solenne delle feste religiose si trova nel calendario di Romme e di Fabre d'Églantine nel giorno del cane? [...] Voto dunque affinché il calendario degli assassini della Francia non sia costituzionalmente il calendario del popolo francese.

L'idea di Bonaparte era di fare della religione cattolica una religione di Stato.

Partendo da qui, bisognava per ragioni inverse rispetto a quelle che l'avevano imposto demolire il calendario repubblicano.

E comincia questa demolizione spezzando il collo al decadì: con decreto dei consoli del 7 termidoro anno VIII, solo i funzionari sono soggetti al decadì. Il 18 germinale anno X, il riposo dei funzionari viene fissato alla domenica. La settimana torna a essere legale.

Il 28 floreale anno XII (18 maggio 1804) il Senato proclama Napoleone Imperatore dei Francesi e Pio VII consacra l'evento il 13 frimaio anno XIII (4 dicembre 1804).

Ed è il 22 fruttidoro anno XIII (9 settembre 1805), poco prima dell'arrivo di Pio VII, che il Senato decreta che "a partire dall'11 nevoso prossimo, il calendario gregoriano sarà rimesso in uso in tutto l'Impero francese". L'11 nevoso corrispondeva al 1° gennaio 1806.

Fu lo stesso Laplace a presentare il rapporto della commissione «per l'esame del progetto di senatoconsulto che dispone il ristabilimento del calendario gregoriano».

E, attraverso la sua voce, il calendario repubblicano non morì «nella vergogna»: "Non si tratta di esaminare quale sia, tra tutti i calendari possibili, il più naturale e il più semplice. Diremo soltanto che non è né quello che si vuole abbandonare, né quello che vi si propone di riprendere..."

Insomma, né sì né no. Laplace accetterà successivamente il titolo di conte proposto da Napoleone e quello di marchese proposto da Luigi XVIII.

Il calendario repubblicano fu rimesso in vigore durante la Comune dal 6 al 23 maggio 1871... ed entrò nella Storia di Francia.

«Rimesso in vigore» è forse persino eccessivo. In realtà si possono notare date formulate secondo il calendario repubblicano su un manifesto dell'inizio della «settimana di sangue» del 23 maggio 1871 (indicato come 3 pratile anno 79) e altre tre nel Journal Officiel (edizione parigina) riguardanti tre decreti del 6 maggio 1871:

Questi pochi eventi segnano più la volontà di «marcare il colpo» che una vera rimessa in vigore del calendario repubblicano.

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