Questa pagina e la prima di una serie di tre tappe che ci portano dai calendari romani più antichi al calendario gregoriano attuale, passando per il calendario giuliano.
Un po' di storia
Nota: esistono moltissimi libri, e non pochi siti internet, che raccontano la storia di Roma dalle origini alla sua scomparsa.
Per questo il nostro «breviario storico» assomigliera più a una cronologia che a un'esposizione dettagliata. Il suo scopo principale e collocarci nel tempo per seguire l'evoluzione dei calendari.
La cronologia di ciascuna pagina corrisponde ai calendari spiegati in quella pagina. Qui prosegue quindi lungo i tre capitoli annunciati in apertura.
La guerra di Troia e appena terminata e i suoi abitanti soccombono, vinti dai Greci.
Tranne Enea, suo padre Anchise, suo figlio Ascanio e pochi fedeli che, obbedendo a Venere, partono per costruire una nuova Troia.
Il loro viaggio per mare li conduce sulle rive del Tevere, dove Enea fonda la citta di Lavinium.
Enea muore in battaglia contro gli Etruschi e suo figlio Ascanio, che gli succede, fonda Alba Longa.
Passano diverse generazioni e Numitore ottiene il potere, ma suo fratello Amulio lo spodesta e costringe sua nipote Rea Silvia, figlia di Numitore, a diventare vestale per impedirle di generare un nuovo erede al trono.
Rea Silvia, fecondata miracolosamente dal dio Marte, mette al mondo due gemelli, Romolo e Remo, che Amulio ordina di uccidere. Una lupa manda all'aria i suoi piani, adotta i bambini e li allatta finche non vengono raccolti da una coppia.
Divenuti adolescenti, i due giovani vogliono fondare una citta propria. Non riescono però a mettersi d'accordo sul luogo. Scoppia una rissa e Romolo uccide, per incidente o forse no, suo fratello Remo.
Romolo diventa così il primo re di Roma, la citta nuova, il 21 aprile del 753 a.C.
Un giorno dell'estate del 715 a.C. scompare durante un temporale.
Tutta questa storia e affascinante, ma non e la Storia. Si tratta in realta di una leggenda, e anche la data della fondazione di Roma e falsa.
La verita e che i Romani, avendo perso il ricordo delle proprie origini storiche, dovettero inventarsele.
Solo a partire dal regno di Tarquinio Prisco l'archeologia conferma alcuni elementi del racconto tradizionale.
Ma, anche se la data della fondazione di Roma e falsa, continua comunque ad avere un ruolo importante nella cronologia romana che si basa proprio su di essa. La si deve a Varrone, alla fine della repubblica romana.
Dopo Romolo si succedono altri cinque re:
- Numa Pompilio (-715 / -673), re sabino: a lui si attribuisce la creazione di un secondo calendario.
- Tullo Ostilio (-673 / -642), re sabino e guerriero.
- Anco Marzio (-640 / -616), re sabino, allarga il perimetro di Roma e vi include il colle Gianicolo.
- Tarquinio Prisco (-616 / -579), re etrusco che introduce a Roma la propria civilta. Vi costruisce anche le fognature.
- Servio Tullio (-578 / -534), re etrusco: gli si deve la prima organizzazione politica di Roma, la divisione in quartieri e l'aggiunta di tre colli, Quirinale, Viminale ed Esquilino.
- Tarquinio il Superbo (-534 / -509), re etrusco: una rivolta lo caccia dal trono nel 509 e la repubblica viene proclamata per cinquecento anni.
Questa repubblica durera fino alla dittatura di Cesare e poi i Romani conosceranno l'Impero.
Sarebbe troppo lungo spiegare qui tutti i punti salienti della repubblica romana, comprese le tre guerre puniche che opposero Roma a Cartagine, intervallate da fasi più calme.
Quanto a Cesare, sara il protagonista del secondo capitolo di questo trittico.
Mi limito qui a ricordare due date che, agli inizi della repubblica, ebbero un ruolo anche per il calendario.
I primi tempi della repubblica furono segnati dallo scontro tra le due classi romane, plebei e patrizi. Solo i patrizi potevano accedere al senato e ai formulae che permettevano di conoscere il diritto. I plebei reclamarono la pubblicazione di queste norme e, nel 451 e nel 449, due commissioni di decemviri redassero la Legge delle XII Tavole per cercare di risolvere il problema. Non fu però un successo e i decemviri furono cacciati nel 445. Li ritroveremo fra poco in un altro ambito che ci interessa più da vicino.
I calendari
| Autore della fonte | Periodo | Natura dell'autore |
|---|---|---|
| Publius Ovidius Naso (Ovidio) |
73 a.C. - 17 d.C. | Storico latino |
| Plutarco | circa 46 - circa 120 | Filosofo greco |
| Ambrosius Theodosius Macrobius (Macrobio) | IV-V secolo | Scrittore latino |
| Theodor Mommsen | 1817 - 1903 | Storico tedesco |
Due parole su Theodor Mommsen:
Storico tedesco dell'antichita, Theodor Mommsen era originario dello Schleswig-Holstein, dove suo padre faceva il pastore.
Mommsen lascio un'opera davvero monumentale, e molte sue parti hanno superato bene la prova del tempo. La sua Storia romana, Römische Geschichte, portata fino alla morte di Cesare, resta un'opera capitale; pubblicata in tre volumi a Breslavia dal 1854 al 1856, e completata da un quarto volume uscito a Berlino nel 1886, conobbe diverse ristampe e traduzioni. Il Diritto pubblico romano, Das römische Staatsrecht, 1871-1888, e il Diritto penale, Das Strafrecht, 1899, sono due sintesi ammirevoli. Estratto da Encyclopædia Universalis.
Abbiamo appena visto che il periodo della storia romana precedente al regno di Tarquinio Prisco e poco conosciuto. Questa incertezza si riflette inevitabilmente anche nella nostra conoscenza dei calendari dell'epoca.
Il calendario detto «di Romolo»
Gli autori antichi descrivono il calendario di Romolo come un'alternanza di mesi di 30 giorni, mesi incompleti, e di 31 giorni, mesi pieni, per un totale di 304 giorni all'anno.
Ma ha davvero senso parlare di anno nel significato moderno, cioè come durata di una rivoluzione della Terra attorno al Sole? Perché soltanto dieci mesi? E perché proprio 304 giorni?
Su questo punto Theodor Mommsen scrive che, per un certo periodo, gli Italici non conobbero una frazione del tempo più piccola del giorno e più grande del mese. In altre parole, il calendario annuale non esisteva ancora davvero quando Greci e Italici si separarono, come mostra la diversita dei nomi usati per designare anno e stagioni.
Questo disordine, a cui allude Mommsen, e evocato anche da Macrobio: gli Arcadi dividevano l'anno in tre mesi, gli Acarnani in sei, altri Greci contavano invece 354 giorni.
Mommsen aggiunge che i Romani, semplificando il calcolo dei mesi lunari mediante il sistema decimale, avevano adottato il termine annus per indicare il ciclo di dieci mesi. In questo senso, l'anno del cosiddetto Romolo assomiglia più a un ciclo di dieci mesi che a un anno vero e proprio.
Perché dieci mesi? Ovidio risponde con l'argomento più celebre: Romolo conosceva meglio la guerra che l'astronomia. Dieci mesi bastano perché un bambino nasca dal grembo della madre, e per questo pensava che lo stesso periodo potesse valere anche come misura dell'anno. Anche il lutto della vedova durava dieci mesi. Insomma, dieci mesi apparivano una misura naturale a quel mondo arcaico.
Se questo «anello» non ha granche a che vedere con l'anno tropico, perché no? Come osserva Mommsen, si tratta di una costruzione puramente decimale.
Ma come mantenere questo «anello» grosso modo in fase con le stagioni, in assenza di un vero calendario?
Una risposta possibile viene da Macrobio nelle Saturnali: quando il sistema non corrispondeva più ne al corso del sole ne alle fasi della luna, e i freddi cadevano nei mesi estivi o il caldo nei mesi invernali, si smetteva semplicemente di contare i mesi e si lasciavano scorrere dei giorni, finche il mese in corso non tornava a coincidere con lo «stato del cielo».
Si sarebbero dunque aggiunti, di tanto in tanto, giorni «bianchi» non conteggiati nel calendario, in modo da riallinearlo con il cielo. Ma con quale fenomeno, esattamente? Le stagioni o le fasi lunari?
E perché proprio 304 giorni? Non lo sappiamo affatto. Si e però osservato che 304 giorni equivalgono a 38 volte 8 giorni. E otto giorni corrispondono a quella che si può chiamare la «settimana romana».
In una primissima fase, molto antica, i mesi sarebbero stati indicati semplicemente con un numero d'ordine. A Romolo si attribuisce poi l'iniziativa di dare un nome ai primi mesi. Il che significa soprattutto che a un certo punto quei mesi furono nominati, senza che si sappia bene quando.
Il primo divenne Martius, dal dio della guerra, in onore di Marte, padre divino di Romolo. L'anno cominciava infatti in marzo.
Il secondo divenne Aprilis e il nome potrebbe venire da Aperta, soprannome di Apollo, oppure da aperire, aprire, in riferimento all'aprirsi dei germogli, oppure ancora da Aphrodite, il nome greco di Venere. Fino al XVI secolo, in diversi contesti, l'anno inizio proprio in aprile.
Il terzo divenne Maius, in onore della dea Maia, sorella di Atlante, o forse in onore di Giove.
Il quarto divenne Iunius, consacrato a Giunone.
Se poi si smette di vedere Romolo dappertutto, si può seguire ancora Mommsen, secondo cui l'anno comincia con la primavera: il primo mese, unico a portare un nome divino, e quello di Marte, Martius; i tre mesi successivi corrispondono all'aprirsi dei germogli, Aprilis, alla crescita, Maius, e alla fioritura, Iunius.
Possiamo quindi elencare i mesi di questo calendario arcaico:
| Mese | Durata |
|---|---|
| Martius | 31 |
| Aprilis | 30 |
| Maius | 31 |
| Iunius | 30 |
| Quintilis | 31 |
| Sextilis | 30 |
| September | 30 |
| October | 31 |
| November | 30 |
| December | 30 |
| Totale | 304 |
Il calendario detto «di Numa»
Ricordiamo anche che Numa appartiene a sua volta alla serie dei re leggendari di Roma. Il calendario di 304 giorni era effettivamente molto più corto dell'anno solare.
Una prima riforma sarebbe avvenuta sotto il regno di Numa Pompilio. Secondo Macrobio, Numa avrebbe aggiunto 50 giorni al calendario originario e avrebbe poi ridistribuito il numero dei giorni.
«Saturnali, capitolo XIII: [1] Numa, successore immediato di Romolo, aggiunse cinquanta giorni all'anno [...] portandolo così a 354 giorni, che credeva corrispondessero a dodici rivoluzioni della luna. A questi cinquanta giorni ne aggiunse altri sei, sottraendone uno a ciascuno dei sei mesi di trenta giorni; [3] ottenuti così 56 giorni, li distribui in due mesi uguali. Il primo fu chiamato Ianuarius, gennaio, e Numa volle che fosse il primo mese dell'anno, poiche dedicato al dio dalla doppia faccia che guarda insieme la fine dell'anno trascorso e l'inizio di quello nuovo. Il secondo mese fu consacrato a Februus, dio delle purificazioni.
[4] Poco dopo, in onore del numero dispari, al quale si attribuiva un carattere speciale già prima di Pitagora, Numa aggiunse un altro giorno all'anno e lo diede al mese di gennaio, per mantenere dispari sia l'anno sia i mesi, fatta eccezione per febbraio. Dodici mesi, tutti pari o tutti dispari, avrebbero infatti prodotto un numero complessivo pari; un solo mese pari rendeva invece dispari il totale dei giorni.
I Romani, avendo così conformato l'anno di Numa al corso della luna, dovettero necessariamente introdurre anch'essi un mese intercalare, come avevano fatto i Greci. Ma il sistema non fu utile, perché non tenne conto del giorno in più aggiunto in favore del numero dispari. Ne risulto che l'intercalazione octoennale non poteva ristabilire ne l'ordine ne il numero corretto dei giorni. Non essendosi colto subito l'errore, si continuo a seguire l'esempio dei Greci, [5] aggiungendo novanta giorni ogni otto anni: quattro intercalazioni, due di ventidue giorni e due di ventitre, collocate ogni due anni. Ma poiche l'anno romano aveva un giorno in più di quello greco, ogni anno lasciava un giorno residuo e, al termine di otto anni, l'eccesso raggiungeva otto giorni intercalari. Quando ci si accorse dell'errore, si adotto una correzione: [6] ogni ventiquattro anni non si intercalarono più novanta giorni, ma soltanto settanta, così da compensare esattamente l'eccesso di ventiquattro giorni accumulato in quel periodo.
[...] Tutte le intercalazioni furono attribuite al mese di febbraio, poiche questo era l'ultimo mese dell'anno, proprio come presso i Greci. Ma qui i Romani si distinguevano da loro: i Greci intercalavano alla fine dell'ultimo mese, mentre i Romani [7] lo facevano al ventitreesimo giorno di febbraio, dopo i Terminalia, collocando poi i cinque giorni restanti di febbraio dopo il mese intercalato. Credo che cio dipendesse dall'antica usanza religiosa secondo cui marzo doveva seguire immediatamente febbraio.
Chi ha detto che non e chiarissimo?
Riprendiamo con calma, aiutandoci con i paragrafi che ho numerato.
- [1] Numa, o chi per lui, aggiunge 50 giorni all'anno.
- [2] Toglie sei giorni all'anno esistente, uno a ciascuno dei sei mesi da 30 giorni.
- [3] Crea due mesi supplementari, Ianuarius, consacrato a Giano, e Februarius, consacrato a Febro, di 28 giorni ciascuno, ricavati dai 50 giorni aggiunti più i 6 recuperati.
- [4] Ma il totale fa 354 giorni, cioè un numero pari. Si aggiunge allora un giorno a gennaio, che passa a 29 giorni, e l'anno sale a 355.
La ridistribuzione fu pensata in modo che i mesi avessero tutti un numero dispari di giorni, tranne febbraio, perché i numeri pari erano considerati nefasti.
Si arriva quindi alla seguente distribuzione possibile:
Martius 31; Aprilis 29; Maius 31; Iunius 29; Quintilis 31; Sextilis 29; September 29; October 31; November 29; December 29; Januarius 29; Februarius 28.
Perché possibile? Semplicemente perché non sappiamo con certezza dove siano stati collocati i nuovi mesi di gennaio e febbraio. Su questo punto si legge davvero di tutto.
Macrobio afferma che febbraio era l'ultimo mese dell'anno e che marzo seguiva immediatamente febbraio. Se e così, gennaio e febbraio seguono dicembre, in quest'ordine.
Ovidio, nei Fasti I, 40, scrive invece che Numa non trascuro ne Giano ne le ombre degli antenati e colloco due nuovi mesi all'inizio dell'anno antico.
Plutarco, nella Vita di Numa, racconta che marzo era il primo mese dell'anno e che Numa lo rese il terzo, ponendo al suo posto gennaio, che sotto Romolo era l'undicesimo, mentre febbraio, dodicesimo e ultimo, divenne il secondo. Sembra dire la stessa cosa di Ovidio, ma con una differenza notevole: lascia intendere che gennaio e febbraio esistessero già ai tempi di Romolo, salvo poi aggiungere che alcuni autori sostenevano invece che fossero stati aggiunti da Numa.
Insomma, una gran confusione, che conferma ancora una volta l'osservazione di Mommsen: quando, nella prima meta del V secolo, il collegio dei pontefici provo a redigere un annuario più utile e ordinato, mise in testa una storia dei re di Roma fino ad allora sconosciuta e la collego poi artificiosamente alla cronologia repubblicana. Noi, oggi, cerchiamo di dare una parvenza di cronologia a una storia inventata, nella quale già gli autori antichi avevano inciampato. Il calendario avra certamente conosciuto un'evoluzione reale, ma forse noi condensiamo in pochi schemi fatti che si svilupparono lungo un arco di tempo molto più esteso.
Oggi molti tendono a sostenere che gennaio fu posto all'inizio dell'anno proprio per il suo nome. Giano, con le sue due facce, sarebbe il dio dei «cominciamenti» e, più in generale, dei passaggi. Da qui l'idea che guardi insieme l'anno vecchio e quello nuovo.
Ma anche questa ipotesi e discutibile. Mommsen osserva che la doppia faccia rivolta in due direzioni opposte rappresenta anche la porta che si apre verso l'interno e verso l'esterno. E aggiunge che non ha molto senso fare di Giano un dio annuale o solare, dato che il mese che porta il suo nome, Januarius, sarebbe l'undicesimo dell'anno romano e non il primo. Secondo lui il nome del mese deriverebbe piuttosto dal fatto che, dopo la pausa forzata del cuore dell'inverno, il lavoro nei campi riprende.
In mancanza di dati più sicuri, collocheremo dunque gennaio e febbraio dopo dicembre nel cosiddetto «calendario di Numa».
Perché ancora una volta possibile? Perché Mommsen sostiene anche che Februarius non avesse sempre 28 giorni. Torneremo subito sul punto.
I mesi intercalari, Intercalaris o Mercedonius
Proseguiamo, in parallelo, la lettura di Macrobio e vediamo come Mommsen interpreta la questione. Anche se cita raramente le sue fonti, la sua autorevolezza impedisce di scartare le sue affermazioni. E si può pensare che il suo lavoro andasse ben oltre la sola lettura di Macrobio.
| Macrobio | Mommsen |
|---|---|
| Numa riorganizza i mesi | Prima dei decemviri, circa 450 a.C. Periodo trieterico. Su 4 anni, tre febbrai di 28 giorni nei primi tre anni e un febbraio di 29 giorni nel quarto anno. Un mese intercalare di 29 giorni nel quarto anno. |
|
[5]
Durante o dopo Numa: 90 giorni complementari ogni 8 anni: 2 mesi di 22 giorni ogni 2 anni 2 mesi di 23 giorni ogni 2 anni. [7] il mese complementare e posto dopo il 23° giorno di febbraio |
|
|
[6]
Più tardi, non si sa quando: ogni 24 anni, 70 giorni intercalati invece di 90. |
Correzione da parte dei decemviri. Ciclo attico di 8 anni. I mesi di febbraio degli anni con mese intercalare passano rispettivamente da 29 e 28 giorni a 24 e 23 giorni. I mesi intercalari restano della stessa lunghezza. |
| Nessuna menzione di un ciclo di 24 anni |
Ci si può chiedere che cosa abbiano davvero in comune queste due colonne. In sostanza, due cose.
1) Adottando l'octaeteride, cioè il ciclo di 8 anni, probabilmente preso dai Greci, i Romani dimenticarono del tutto che il loro anno di 355 giorni aveva un giorno di troppo per un calendario lunare.
2) Le octaeteridi di Macrobio e Mommsen contano comunque lo stesso numero di giorni su otto anni. Guardiamo meglio:
| Fonte | Periodo | Anni | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | ||
| MACROBIO anno medio di 366,25 giorni |
inizio di febbraio | 28 | 23 | 28 | 23 | 28 | 23 | 28 | 23 |
| mese intercalare | 0 | 22 | 0 | 23 | 0 | 22 | 0 | 23 | |
| "fine di febbraio" | 0 | 5 | 0 | 5 | 0 | 5 | 0 | 5 | |
| resto dell'anno | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | |
| MOMMSEN anno medio di 366,25 giorni |
febbraio | 28 | 23 | 28 | 24 | 28 | 23 | 28 | 24 |
| mese intercalare | 0 | 27 | 0 | 27 | 0 | 27 | 0 | 27 | |
| resto dell'anno | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | 327 | |
In pratica sembra che Mommsen, negli anni embolismici, inglobi nel mese complementare i cinque giorni che restano di febbraio dopo il ventitreesimo giorno.
Alla fine si riconobbe al collegio dei pontefici il diritto di dare a Mercedonius la lunghezza ritenuta opportuna, oppure di omettere o aggiungere un mese intercalare per convenienza. Mommsen cita a questo proposito il caso di Cicerone, che ne chiese uno come se fosse la cosa più naturale del mondo, per abbreviare il suo soggiorno in Cilicia, che gli pesava. Storia romana, libro V, capitolo XI, nota 1.
Così, nel 46 a.C., il calendario era in ritardo di tre mesi rispetto alle stagioni. Cesare rimise ordine nella questione.
Prima della riforma giuliana di Giulio Cesare, il calendario si presentava così:
| Mese | Durata |
|---|---|
| IANUARIUS | 29 |
| FEBRUARIUS | 28 |
| MARTIUS | 31 |
| APRILIS | 29 |
| MAIUS | 31 |
| IUNIUS | 29 |
| QUINTILIS | 31 |
| SEXTILIS | 29 |
| SEPTEMBER | 29 |
| OCTOBER | 31 |
| NOVEMBER | 29 |
| DECEMBER | 29 |
| MERCEDONIUS (ogni 2 anni) |
Alternanza di 22 e 23 giorni |
Va precisato un punto importante che Mommsen segnala senza, purtroppo, dare ulteriori dettagli: «Inoltre, i contadini italici praticavano già molto presto il calendario rurale di Eudosso». In sostanza, Mommsen lascia intendere che il futuro calendario di Cesare fosse in uso già molto prima della sua adozione ufficiale.
Divisioni del mese
Tre giorni scandivano il mese e lo dividevano in periodi diseguali:
- le calende: erano il primo giorno del mese. Il nome deriverebbe da calare, proclamare, perché proprio in quel giorno si annunciavano le date importanti.
- le idi: dal termine etrusco iduare, dividere. Segnavano il mezzo del mese: il 15 per Martius, Maius, Iulius e October; il 13 per gli altri mesi. Non dimentichiamo l'avversione romana per i numeri pari.
- le none: il nono giorno prima delle idi. Poiche il primo giorno del computo veniva contato, cadevano dunque il 5 oppure il 7, a seconda che le idi cadessero il 13 o il 15.
I Romani indicavano ogni giorno in rapporto alla «scadenza» successiva: per esempio «tre giorni prima delle calende di marzo» oppure «sei giorni prima delle idi di agosto».
Il giorno precedente a una di queste scadenze si chiamava pridie. Per esempio Pridie Nonas per la vigilia delle none. Naturalmente il giorno prima di pridie non era il secondo giorno prima della scadenza, perché la scadenza stessa veniva conteggiata. In altre parole, la vigilia delle none si dice Pridie Nonas e la vigilia di pridie e... il terzo giorno prima delle none. Del resto facciamo qualcosa di simile anche noi quando diciamo «fra otto giorni» per intendere una settimana, cioè sette giorni.
Il giorno successivo alle calende, alle none e alle idi era chiamato rispettivamente postridie kalendas, postridie nonas e postridie idus.
Una tabella dei giorni e dei mesi si trova nella pagina dedicata al calendario giuliano.