Un calendario agricolo: il calendario berbero

Un po' di storia

Chi sono i Berberi

Quando si parla dei Berberi, sembra quasi più facile dire che cosa non siano che definire chi siano davvero.

Non appartengono a una razza, né a un popolo unitario, né a una religione. Eppure esistono. Esiste una realtà berbera riconoscibile. E non nasce certo ieri, dato che i Berberi sono fra i più antichi abitanti del Maghreb in senso ampio, cioè delle attuali Algeria, Marocco, Tunisia, Libia e Mauritania, da oltre 5.000 anni.

Hanno costituito, a un certo punto, una vera civiltà? Meglio non provare qui a rispondere a una domanda che continua ancora oggi a far discutere.

Mi limiterò quindi a citare l'Universalis per caratterizzarli:

«

La parola «berberi», passata al francese dall'arabo e a quest'ultimo dal latino, ha perso molto presto il suo significato originario di «straniero alla civiltà greco-romana». Oggi designa in senso stretto un gruppo linguistico nordafricano: i berberofoni, insieme di tribù che hanno parlato o parlano ancora dialetti riconducibili a un fondo comune, la «lingua» berbera [...]

La lingua berbera rappresenta, in Africa del Nord e fin oltre il Sahara, l'unico legame di una comunità di oltre dodici milioni di persone. Ma è una comunità che spesso ignora se stessa, perché i gruppi molto diversi che la compongono sono dispersi su territori immensi. Ovunque minoritario, il berbero non è la lingua ufficiale di nessuno Stato. Nonostante alcuni tentativi limitati, non è mai diventato una lingua scritta pienamente riconosciuta.

Una precisazione importante: la parola berbero ha una connotazione peggiorativa, molto vicina a barbaro. I Berberi si identificano piuttosto con il nome del proprio gruppo, Touareg, Cabili, Chleuh, e usano il termine Imazighen, che significa «uomini liberi», per designare l'insieme dei Berberi. Qui useremo la parola berbero soltanto per comodità, senza alcuna intenzione irrispettosa.

In questa pagina cercheremo quindi di fare conoscenza con il calendario amazigh. L'amazigh è infatti la lingua degli Imazighen.

Dove vivono i Berberi

La distribuzione attuale dei Berberi si può tracciare delimitando le aree in cui si parla amazigh. Questa lingua è parlata, in modo discontinuo, all'interno di uno spazio africano compreso fra l'oceano Atlantico, il Mediterraneo e il Tropico del Cancro. Da est a ovest, sopravvivono oggi popolazioni berberofone:

A tutti questi spazi amazigh va aggiunto un vasto territorio attraversato dai nomadi tuareg allevatori di cammelli, il cui numero è stimato in circa 400.000 persone. Costituiscono un importante gruppo berberofono, distribuito in modo diseguale tra Niger, Mali, dove si trovano per due terzi, Algeria, Ahaggar e Ajjer, Libia, Ajjer, Burkina Faso, Udalen, e Nigeria.

Bisogna poi tenere conto di un'importante diaspora Imazighen dispersa nelle grandi città del Nord Africa, ma anche in Europa. La Francia conta circa 600.000 immigrati Imazighen marocchini e algerini, questi ultimi in prevalenza cabili.

Fonte: Encyclopédie Hachette

Nel 1994 Le Monde Diplomatique ha pubblicato una carta delle popolazioni Imazighen.

Distribuzione dei Berberi in Nord Africa
Distribuzione dei Berberi in Nord Africa © 1994 Yves Jardin & Philippe Rekacewicz / Le Monde Diplomatique

Il calendario

Dopo aver letto le pagine dedicate al calendario giuliano e al calendario gregoriano, sappiamo che la differenza fra i due è questa: nel calendario giuliano gli anni secolari, 1600, 1700, 1800, 1900, 2000, sono bisestili perché divisibili per 4, mentre nel calendario gregoriano sono normali, salvo quelli divisibili per 400, cioè 1600 e 2000. Per effetto di questa regola si aggiunge un giorno di scarto fra i due calendari ogni 128 anni e tre giorni ogni 400 anni.

Sappiamo anche che, per correggere ritardi sui quali non torneremo qui, la riforma gregoriana soppresse 10 giorni del calendario giuliano nel 1582, passando dal 4 ottobre 1582, fine del calendario giuliano, al 15 ottobre 1582, inizio del calendario gregoriano.

Ma perché evocare questi due calendari in una pagina dedicata al calendario berbero?

Perché la struttura del calendario berbero deriva proprio da quella di questi due calendari.

Storicamente, questa struttura sembrerebbe venire dal calendario giuliano, diffusosi nel Maghreb durante il periodo romano.

E conviene dirlo subito: il primo giorno dell'anno del calendario berbero corrisponde oggi al 12 gennaio del calendario gregoriano. Verrebbe quindi da pensare che il calendario berbero sia un calendario giuliano puro e semplice. Il problema è che il primo januarius del calendario giuliano corrisponde oggi, anno 2004, al... 14 gennaio 2004 del calendario gregoriano. Da dove nasce allora questa differenza di 2 giorni?

Le risposte possibili sono due, e ammetto di non sapere quale sia quella giusta:

Per conoscere la risposta esatta basterebbe sapere se il calendario berbero del 1900 contava oppure no 29 giorni in febbraio.

Naturalmente la cosa ideale sarebbe sapere chi ha messo in forma questo calendario e quali siano le sue regole di costruzione.

A questo proposito, e anche se ricorro raramente a fonti trovate sul Web, mi sono imbattuto, cercando una risposta a queste domande, in un testo che mi ha lasciato perplesso e che riporto qui di seguito. La parte in grassetto è evidenziata da me:

«

S H E S H N A Q e il calendario AMAZIGH

Di: Amar NEGADI

A proposito del calendario

«

[...] Così pratiche e riti considerati «pagani» vengono, per forza di cose e per la loro anteriorità, integrati e assimilati dalle nuove credenze, unico mezzo per sopravvivere e imporsi. Per gli Imazighen, quindi, la scelta di una data di riferimento per fissare il loro calendario a partire da un fatto storico incontestabile non fa eccezione alla regola. Non considerandosi né Greci, né Romani, né Ebrei o Arabi, ritenevano di avere il diritto, anzi il dovere, di darsi altri punti di riferimento... Ed è ciò che avvenne nel 2930, cioè nel 1980.

Ecco il messaggio che pubblicai allora: « La prima volta che fu pubblicato e diffuso un calendario amazigh fu nel 2930, cioè nel 1980, dall'associazione Tediut n'Aghrif Amazigh (Unione del Popolo Amazigh - UPA -), che ho l'onore di aver fondato e diretto, e di cui sono quindi l'ideatore di questo famoso calendario cui da anni si cerca di attribuire un'origine misteriosa e una paternità remota.

Sono proprio quelli che sanno che all'origine di questa iniziativa c'è stato un Chaoui ad aver tentato, e a tentare ancora, di confondere le tracce.

Il calendario, molto semplice e molto modesto, proporzionato ai nostri mezzi di allora, si presentava così: era insieme manoscritto e dattiloscritto, in formato 30x42 cm; nella parte centrale, sui tre quarti superiori, raffigurava un tuareg pronto a sguainare la spada e sul fodero compariva una scritta in tifinagh. Lasciamo a chi pretende di conoscere questa storia il compito di darcene i dettagli. La scrittura e il disegno erano in blu indaco.

Già prima di allora le discussioni erano state aspre e controverse, e lo furono ancora di più in seguito, come era accaduto per la prima lista di nomi amazigh che avevamo diffuso nello stesso periodo. Le opinioni erano divise sull'opportunità di avere un calendario: se alcuni erano entusiasti senza riserve, molti altri erano contrari.

Perché, come sempre, temevano che ci si accusasse di regionalismo, deviazionismo, separatismo e così via.

Persino in Marocco il nostro amico Mohamed Chafik era restio di fronte a un'iniziativa del genere e disapprovava il testo introduttivo dei nomi amazigh... secondo lui i termini erano troppo violenti e l'attacco troppo frontale, e, sempre secondo lui, al limite non c'era alcuna urgenza...

Inutile dire che accolgo volentieri qualsiasi informazione che possa costituire una risposta, o almeno l'inizio di una risposta, alla domanda che continuo a pormi: quali regole governano davvero il calendario berbero?

Epoca del calendario berbero

Cartiglio di Sheshonq I, fondatore della XXII dinastia. L'ortografia del suo nome può comparire anche nelle forme: Sheshonq, Sheshonk, Sheshanq, Seshanq, Chechonk, Chechanq, Schoschenk.
Cartiglio di Sheshonq I, fondatore della XXII dinastia. L'ortografia del suo nome può comparire anche nelle forme: Sheshonq, Sheshonk, Sheshanq, Seshanq, Chechonk, Chechanq, Schoschenk.

Qui epoca va intesa nel senso di punto di partenza.

Questa epoca corrisponde all'anno 950 a.C. Sarebbe l'anno in cui un Berbero salì al trono d'Egitto e fondò la XXII dinastia sotto il nome di Sheshonq I. Questa consacrazione sarebbe stata legittimata dal matrimonio di suo figlio Osorkon con la figlia di Psusennes II, la principessa Makare. Va però notato che le date oggi generalmente accettate per il regno di Sheshonq I sono 945-924.

L'anno 2004 del calendario gregoriano corrisponde quindi all'anno 2954 del calendario berbero.

I mesi del calendario berbero

Ecco i loro nomi nei diversi dialetti:

Mese Latino Cabilo Marocco centrale Chleuh Tuareg Arabo dialettale*
Gennaio Januarius Yannayer, Nnayer Ennayer Innayer Innar Yeneyar, Yannayar
Febbraio Februarius Furar Febrayer Khubrayer Forar Frayer
Marzo Martius Meghres Mars Mars Mars Mars
Aprile Aprilis Yebrir, Brir lbril Ibrir Ibri Abril
Maggio Maïus Mayyu, Maggu Mayyu Mayyu Mayo Mayyuh
Giugno Junius Yunyu, Yulyu Yunyu Yulyu Yunioh Yunyoh
Luglio Julius Yulyuz Yulyuz Yulyuz Yulyez Yulyuh
Agosto Augustus Ghucht Ghucht Ghucht Ghuchet Ghucht
Settembre September Chtember Chutanbir Chutanbir Chetember Chtember
Ottobre October Tuber, Ktober Ktuber Ktuber Tuber Ktuber, Aktuber
Novembre November Nwamber, Wamber Ennwamber Ennwamber Wanber Nunember
Dicembre December Djember, Dudjember Dujambir Dujambir Dejamber Djanber

*: l'arabo dialettale è quello usato nella vita quotidiana. Non può essere scritto se non con codifiche libere. Si oppone all'arabo classico, che è la lingua del Corano.

Contenuto del calendario berbero

Una volta definito lo «stampo», in questo caso il calendario giuliano, resta da fissarne il contenuto. Il riferimento al calendario giuliano si ferma alla costruzione e alla denominazione dei mesi. È inutile cercarvi calende, idi o none. Tutto il contenuto appartiene alla tradizione propriamente berbera. E questa tradizione è orientata verso l'attività agricola. Il calendario berbero è, in senso tradizionale, un calendario agricolo.

Ogni gruppo berbero ha una propria distribuzione delle attività agricole, anche se si possono ritrovare elementi comuni. È così, per esempio, che Marceau Gast parla di un «calendario della fame» a proposito di quello dei Tuareg dell'Ahaggar.

Il primo elemento comune ai diversi calendari dei gruppi Imazighen è la divisione dell'anno in stagioni:

Stagione Nome Inizio (berbero) Inizio (gregoriano)
Primavera Tafsut 14 furar 28 febbraio
Estate Awil ou Anebdu 17 maggu 29 maggio
Autunno Amiwan 18 Ghucht 30 agosto
Inverno Tagrest 17 novembre 29 novembre

Ogni stagione è a sua volta divisa in periodi differenti a seconda delle attività dei vari gruppi e delle caratteristiche climatiche. Anche all'interno di queste suddivisioni dell'anno, o della stagione, si ritrovano però elementi comuni. È il caso, per esempio, dell'inverno, dove ricorrono due grandi periodi, le notti nere, nel cuore della stagione, e le notti bianche, che annunciano la bella stagione. Allo stesso modo si ritrova l'opposizione fra giorni favorevoli e giorni sfavorevoli. Anche se il periodo di questi giorni non coincide da un gruppo all'altro, le credenze associate sono simili: non toccare gli strumenti di lavoro agricolo, non far lavorare gli animali, in breve lasciare riposare la terra. Si capisce bene che, se lo scopo di questo periodo è ovunque lo stesso, la sua data d'inizio può variare da un luogo all'altro. È proprio questo il senso di un calendario agricolo.

Un'altra caratteristica degna di nota è l'esistenza delle Tawurt n usegwass, cioè le porte dell'anno. Come le porte di una casa che permettono di passare da una stanza all'altra, esse lasciano passare la Terra dai giorni caldi ai giorni umidi, dai giorni umidi ai giorni freddi e così via. Segnano dunque il passaggio da una stagione all'altra.

Due parole sull'inizio dell'anno:

Il capodanno, ixf u segwas o anezwar u segwas, dà luogo, la sera, a Imensi u menzu n yennayer, la cena del primo giorno di gennaio. È un pasto abbondante, a base di couscous e pollame. Intorno al piatto comune si dispongono i cucchiai degli assenti. In quel giorno è di buon auspicio che tutto ciò che si è intrapreso sia stato portato a termine.

In conclusione

Questi calendari berberi hanno davvero qualcosa di molto simpatico. Si prende un calendario già esistente, giuliano o gregoriano, che non si discosta troppo dall'anno solare, e vi si agganciano attività quotidiane, per lo più agricole. Siamo lontanissimi dai calendari religiosi di ogni tipo. In fondo, è una versione migliorata, quanto al funzionamento, del calendario hopi. Chi ama i calendari del giardino ci ritroverà qualcosa di familiare.

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