Epifania 2017, 2018 e 2019 - Data e origini

Vico Equense (NA), 2007, La Sfilata delle Pacchianelle
Vico Equense (NA), 2007, La "Sfilata delle Pacchianelle"
(© Fiore S. Barbato / CC-by-sa)

Date di Epifania

Epifania è prevista alle seguenti date:

  • venerdì 6 gennaio 2017
  • sabato 6 gennaio 2018
  • domenica 6 gennaio 2019

La data è fissa, ogni anno ha luogo il 6 gennaio.

Etimologia e origini

Epifania, dal latino tardo epiphanīa, viene dal greco ἐπιϕάνεια, significa feste dell'apparizione e quindi manifestazione della divinità, da ἐπιϕανής visibile e ἐπιϕαίνομαι apparire (apparizione di Gesù ai Re Maggi).

La festività ricorre il 6 gennaio di ogni anno. Si riferisce al primo manifestarsi dell'umanità e divinità di Gesù Cristo ai Re Magi, dieci giorni dopo la sua nascita, una festa simile era celebrata già nella Roma antica1.

Epifania, una festa religiosa in Oriente

La Festa religiosa Epiphàneia è nata attorno al 120 in Oriente e ricordava il battesimo di Gesù nelle acque del Giordano per mano del Battista. Per alcune setta di cristiani, l'incarnazione del Cristo non era avvenuta al momento della nascita, ma al momento del Battesimo e scelsero questo giorno all'inizio di gennaio perché in questo periodo si festeggiava il solstizio e il nuovo sole. In seguito la festa fu adottata anche dalle Chiese Ufficiali d'Oriente sommando quattro elementi o date importanti nella vita del Cristo: la nascita, l'adorazione dei Magi, il battesimo e il miracolo di Cana.

I Re Magi

La storia dei Re Magi è una leggenda che nasce molto lontano, in terre esotiche e ricche di antiche tradizioni, ispirata all'oracolo di Balaam, identificato con Zoroastro, che aveva annunciato che un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele. I tre misteriosi personaggi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo che parla dei Magi che dall'Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei. Tutte le notizie che abbiamo sui Magi ci vengono dai Vangeli Apocrifi e da ricostruzioni e ragionamenti postumi.

Dal Vangelo di Matteo abbiamo solo riferimenti ai tre doni, l'oro, l'incenso e la mirra; il numero tre ha una forte valenza simbolica, per alcuni indicherebbe le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet. La religione cristiana attribuisce ai magi i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma non tutte le fonti sono concordi. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno anche un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Oggi, La Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.

La leggenda della Befana

Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo.

La Befana (Pesaro)
La Befana basernst / CC-by-nc-nd

In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio. Infatti, nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare.

L'iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po' di carbone (forse perché è nero come l'inferno o forse perché è simbolo dell'energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell'immaginario popolare e - seppure con una certa diffidenza - molto amato. Fata, maga, generosa e severa.

Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C'è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l'immagine dell'anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume così una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l'usanza di bruciarla. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.

I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell'anno passato4. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. In alcune regioni, come il Lazio, la Befana è una figura molto importante ed intorno alla sua festa si svolgono importanti fiere culinarie, ma è anche l'ultimo giorno di vera festa, l'ultimo in cui si tiene l'albero di Natale a casa. Addirittura, in molte regioni d'Italia, c'è l'usanza, anche tra gli adulti, di scambiarsi dei regali più modesti rispetto a quelli del 25 dicembre, oppure, soprattutto tra innamorati, cioccolatini e caramelle.

Epifania e Italia di oggi

La Tradizione della Befana

La Befana, tradizione tipicamente italiana, non ancora soppiantata dalla figura straniera"di Babbo Natale, rappresentava anche l'occasione per integrare il magro bilancio familiare di molti che, indossati i panni della Vecchia, quella notte tra il 5 il 6 gennaio, passavano di casa in casa ricevendo doni, perlopiù in natura, in cambio di un augurio e di un sorriso.

Oggi, se si indossano gli abiti della Befana, lo si fa per rimpossessarsi del suo ruolo; dispensatrice di regali e di piccole ramanzine per gli inevitabili capricci di tutti. Dopo un periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, ora la Befana sta vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici, tradizioni e dell'autentica identità culturale.

L'Epifania e la Città Eterna

Uno dei centri classici per le celebrazioni di questa festività, ritenuta tra le più importanti del mondo cristiano, rimane Roma, anche se della tradizionale Befana romana rimane ben poco. Un tempo, la ricorrenza veniva festeggiata in piazza Sant'Eustacchio e solo più tardi fu trasferita nella vicina piazza Navona dove, ancora oggi, ha luogo.

Ma era, in pratica, tutto il centro ad essere interessato. Le strade erano illuminate fa fiaccole e le bancarelle venivano dislocate lungo le strette vie dei rioni storici. I venditori, per attirare i clienti erano soliti ingaggiare ragazzi che, travestiti da befanotti, con una ridicola cuffia in testa e il volto annerito, intrattenevano i bambini. Benché si sia perduta la memoria di molte tradizioni alcune ancora oggi sopravvivono come per esempio, gli antichi riti che si svolgono per tutto il giorno presso la chiesa dell'Aracoeli. Com' è noto, infatti, qui è custodita una statua del Bambino Gesù ritenuta miracolosa. Alla sera del 5 gennaio, la statua viene portata sul sagrato della chiesa per benedire la città. In questi ultimi anni si è andata diffondendo una nuova manifestazione denominata Viva la Befana. Tra gli altri appuntamenti, essa prevede la sfilata di un corteo storico che, muovendo da piazza Adriana, attraversa via della Conciliazione per giungere in piazza San Pietro, dove i Re Maggi tutto lo stuolo di personaggi in costume assisteranno all'Angelus2.

In Francia, in onore dei Re Maggi, Il giorno della Festa dei Re, la tradizione vuole che si divida un dolce nel quale è nascosta una fava, ossia un piccolo oggettino in ceramica le sujet. Esistono due tipi di dolci dei Re. Nel nord della Francia, simbolo del ritorno della luce dopo l'inverno, è una torta di sfoglia rotonda, piatta e dorata, con una farcitura a base di pasta di mandorle. Nel sud, in Provenza e nel sud-ovest francese, è un dolce o una brioche a forma di corona, arricchita con frutta candita3.

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